Berlino frena, Fmi taglia le stime
NEW YORK Una maratona di incontri per fare il punto sull'economia globale che procede a due velocità, con gli Stati Uniti che accelerano e l'Europa al rallentatore. Con l'Italia al palo, la Francia ferma e la Germania che rallenta, il Vecchio Continente è osservato speciale al Fondo Monetario Internazionale (Fmi). Oltre alla crescita, che per la Germania - secondo il Der Spiegel - sarà rivista al ribasso all'1,5% sia per il 2014 sia per il 2015, per l'Europa c'è il nodo bassa inflazione e la ricetta della Bce che, anche se aggressiva, non ha ancora portato quella sferzata necessaria per risollevare l'economia. Il presidente dell'Eurotower, Mario Draghi, sarà probabilmente chiamato a spiegare le sue mosse annunciate e prossime, nella consapevolezza che non convincono tutti neanche all'interno della Bce. A tornare a criticare il piano di acquisti di Abs è il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. «I rischi del credito assunti dalle banche possono passare alla banca centrale e in questo modo sulle spalle dei contribuenti» afferma Weidmann in un'intervista a Focus, sottolineando che una competitività durata «non si ottiene tramite la svalutazione. Una politica che cerchi intenzionalmente di svalutare la propria moneta provoca anche reazioni contro». Cauto il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble. «Sugli Abs aspetteremo e osserveremo» mette in evidenza il suo portavoce. Le azioni della Bce si muovono nella direzione opposta a quelle della Fed, che si appresta a chiudere il piano di acquisto di asset alla fine di ottobre. Lo stato dell'economia americana, con il Pil in crescita del 4,6% e la disoccupazione scesa sotto il 6%, garantiscono il ritiro del terzo round di quantitative easing. Ma nel muoversi in direzioni opposte, le due banche centrali, soprattutto la Fed, si controllano a distanza: l'indebolimento dell'euro in seguito ai recenti annunci dell'Eurotower potrebbe complicare la ripresa americana, rendendo le esportazioni più costose. La Fed però sembra andare avanti e i recenti dati congiunturali indicano che un aumento dei tassi di interesse potrebbe arrivare prima della prevista metà del 2015. La Bce si trova invece a far fronte a una situazione diversa. I dati che arrivano dall'economia tedesca sembrano confermare un rallentamento. Una frenata, quella della Germania "motore dell'area euro", che il Fmi invita a contrastare con l'aumento degli investimenti pubblici e privati.