«I colori di Pollok nel piatto»

PAVIA «Spesso l'ispirazione per i miei piatti è nata proprio dal quadro di qualche eccellente pittore come Pollok o Fautrier. La cucina è di per sé scienza, sta al cuoco farla divenire arte»: Gualtiero Marchesi "cuoco letterato" di origini pavesi, uno dei più grandi chef italiani e internazionali, sarà presente venerdì pomeriggio all'inaugurazione del Festival (ha firmato sia un contributo per il catalogo, sia la prefazione al libro "Stupefatti Fornelli, la cucina dei geni", le cui tavole realizzate da Libero Gozzini sono state messe in mostra). «C'è uno scritto di Toulouse-Lautrec sulla cucina in cui si rivendica la necessità di essere cuochi senza pregiudizi e anarchici, soggetti alla sola legge dell'equilibrio dettata dalla natura - afferma -. Quella misura è arte e la si raggiunge eliminando, correggendo, alleggerendo». «Come ogni arte, anche la cucina si presta ad essere declinata in molteplici modi - aggiunge lo chef amico di Gianni Brera -. E se chi si mette ai fornelli sa anche reinterpretare e illustrare ricette tradizionali con un occhio ludico, permette a chiunque di avvicinarsi con piacere al connubio arte-cibo». Giulia Antoniotti