Parigi sfida Berlino «Basta con l'austerità»

di Maria Berlinguer wROMA La Francia dice no all'austerità e annuncia che non rispetterà gli obiettivi sul deficit fino al 2017. Ma Bruxelles e la Germania accolgono con gelo la sfida di Parigi e di fatto bacchettano anche l'Italia che martedì ha annunciato, presentando la nota di aggiornamento al Documento di programmazione economica, di aver rinviato sempre al 2017 il pareggio di bilancio. Gli Stati europei «devono rispettare le raccomandazione specifiche per Paese che sono state approvate dal Consiglio Ue su proposta della commissione», ribadisce Simon O' Connor, portavoce del commissario agli Affari economici, Jyrki Katainen. «Il ruolo della Commissione è quello di dire se i progetti di bilancio metteranno gli Stati nella strada giusta: la nostra posizione è che gli impegni vanno rispettati», aggiunge O' Connor con un implicito riferimento anche all'Italia. Dura anche la reazione tedesca. «Non siamo ancora al punto in cui si possa dire che la crisi è alle nostre spalle : i Paesi devono fare i loro compiti per il loro benessere», dice Angela Merkel, tramite il suo portavoce. La cancelliera inoltre ricorda a Francia e Italia che il patto di stabilità «si chiama così perché non può esserci crescita sostenibile senza finanza solida». In serata, dopo i commenti di Merkele e di O'Connor le agenzie battono le anticipazioni delle considerazioni contenute nella nota di aggiornamento al Def del nostro ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan destinate a riaprire il dibattito su flessibilità e crescita. «In termini cumulati la caduta del Pil in Italia è superiore a quella verificatasi durante la grande depressione del '29» avverte il ministro. «L'area euro è a un bivio» aggiunge Padoan sottolineando che alla luce dell'attuale scenario «la sola politica monetaria non è sufficiente a rilanciare la crescita, nonostante il cruciale contributo fornito alla stabilità finanziaria». Il rapporto deficit Pil in Italia si attesterà all'1,8% quest'anno, allo 0,8 nel 2017 e allo 0,2 nel 2018, prevede il governo. A poche ore dalla conferenza stampa di martedì con la quale Pier Carlo Padoan ha annunciato che il governo ha deciso di posporre al 2017 il pareggio di bilancio, a dare man forte a Matteo Renzi arriva la finanziaria del ministro delle finanze francese, Michel Sapin. E i numeri sono davvero diversi sa quelli che attende Bruxelles. La Francia «rifiuta l'austerity», e per «rimettere il Paese sulla strada giusta», non r ispetterà gli obiettivi del deficit fino al 2017, avverte Sapin. Il deficit sarà del 4,4% nel 2014, resterà praticamente invariato nel 2015, per scendere nel 2016 al 2,8%. Solo nel 2017 calerà sotto il 3% fissato da Masastricht, ovvero al 2,8%. Difficile pensare che il doppio colpo assestato da Parigi e Roma al Fiscal Compact non sia stato in qualche modo concordato preventivamente dai rispettivi governi. L'asse tra Renzi e Hollande destinata a contrastare il rigorismo dei Paesi del Nord può mandare in soffitta quello storico tra Berlino e Parigi, sancendo la ribellione delle due economie più forti dopo quella tedesca. Si capirà solo il 15 ottobre come finirà la partita con Bruxelles. In quella data la Commissione dovrà esaminare tutte le Finanziarie dei Paesi dell'Unione, valutandone la compatibilità con i criteri stabiliti a Bruxelles. «Abbiamo deciso di adattare il passo di riduzione del deficit alla situazione economica del Paese», spiega il titolare delle Finanze, rilanciando le stesse motivazione adottate da Padoan 24 ore prima a Roma. «Non abbiamo cambiato politica economica ma il deficit sarà ridotto più lentamente del previsto a causa delle circostanze economiche», aggiunge Sapin. Le stime di crescita in Italia e in Francia e in tutta la zona euro si sono rivelate sbagliate: Parigi il prossimo anno crescerà solo dell'1%. ©RIPRODUZIONE RISERVATA