Appalti Eni, caso Sannazzaro al ministero
SANNAZZARO Si è finalmente rotto il silenzio del governo sulla richiesta di tredici sindaci della bassa Lomellina e della Provincia di Pavia per un incontro atto a favorire imprese e lavoratori locali nella gestione degli appalti alla raffineria Eni di Sannazzaro. A distanza di quasi tre mesi dall'invio del documento unitario che evidenziava a l Presidente del Consiglio Matteo Renzi e all'amministratore delegato Eni, Claudio Descalzi, la «situazione di grave disagio sociale» dovuto alla mancanza di tutela per le maestranze del luogo, dalla presidenza del Consiglio dei Ministri è arrivata una lettera che formalizza che «dell'eventuale seguito di competenza per esaminare le problematiche derivanti dalla sospensione di commesse nei confronti di aziende territoriali è chiamato a rispondere il Ministero dello Sviluppo Economico». Come dire: l'incontro richiesto, se varrà concesso, sarà di pertinenza ministeriale e non della presidenza del Consiglio. Il commento del sindaco Giovanni Maggi: «La nostra istanza non è stata dimenticata come abbiamo temuto. La vicenda può avere un seguito. Il nostro referente è il Ministero dal quale attendiamo le prossime mosse, l'auspicata concessione di un summit per poter dimostrare che, nella bassa Lomellina, il disagio sociale ed economico supera di gran lunga quello ambientale essendo alimentati anche da inquietanti segnali da parte di Eni di penalizzazione del lavoro indotto locale». Intanto è la Lega Nord di Sannazzaro, con il suo segretario Daniele Boncompagni ad innescare una polemica in chiave politica: «Siamo stati ignorati nonostante all'assemblea di giugno l'unico parlamentare presente fosse il nostro senatore Gianmarco Centinaio. Quella lettera dei sindaci non è mai stata inviata neppure in copia al nostro senatore perché la potesse inserire nelle discussioni parlamentari». E Maggi ricorda: «Quella lettera, per evitare eventuali strumentalizzazioni partitiche, non venne inviata ad alcun parlamentare. E nessun parlamentare fu volutamente invitato a quell'assemblea. Fu una decisione degli operai stessi che gestirono gli inviti». Infine Boncompagni: «Il senatore Gianmarco Centinaio, nonostante il suo possibile intervento in sede romana sia stato rifiutato, dice comunque di essere sempre disponibile nel concorrere alla gestione del problema». Paolo Calvi