«Bersaglieri eroi, Pavia li ricorda così»
di Fabrizio Guerrini wPAVIA Morire a 21 anni, in guerra : è la storia del tenente pavese Ettore Comi, studente di medicina. Combattere e morire a fianco di Enrico Toti, il bersagliere-icona che scagliò la stampella contro gli austriaci: è la storia del tenente colonello Paride Razzini. Due bersaglieri di Pavia, due storie sulla lapide di Piazza Italia sulla parete dell'Università. Storie ricordate da Marco Maggi, presidente della sezione dell'Associazione bersaglieri «Ettore Comi». Una lettera alla Provincia pavese fa riaffiorare vicende legate alla «Grande Guerra o quarta guerra per l'indipendenza» come scrive Maggi . Si parte da Ettore Comi « figlio unico del professor Telesforo Comi e di Maddalena Giuseppina (parente dei Maddalena del Gra-Car di Certosa)». Studente di medicina, Ettore fu chiamato alle armi a 21 anni «non volle passare alla Sanità come di diritto, ma scelse i Bersaglieri». Come tenente del XII Battaglione Ciclisti «prese parte ad azioni di guerra e combatté nel Basso Piave a Salettuol nella battaglia vittoriosa del Solstizio: il 18 giugno 1918 perse la vita» Gli fu concessa la Medaglia d'Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: «Assumeva volontariamente il comando di un reparto guidandolo animosamente sotto il fuoco nemico, all'assalto di forte trinceramento e catturando prigionieri. Pochi giorni dopo si prodigò nel tenere una posizione conquistata, respingendo furiosi contrattacchi, cadde gloriosamente colpito a morte». Morire a 21 anni: una medaglia e una laurea ad honorem. Annota Maggi: «Il 18 giugno è il giorno della sua morte e il giorno della fondazione del Corpo del Bersaglieri». Bersaglieri eroi. «L'altro nostro concittadino il cui nome si trova inciso sulla lapide – scrive Maggi – è il tenente colonello Paride Razzini di Pavia. Nacque in Corso Vittorio Emanuele (ora Strada Nuova) nel 1869. Si formo alla scuola Militare di Parma. Fu il primo sottoposto della Prima Compagnia Ciclisti e fu l'inventore dello snodo della bicicletta in dotazione ai Bersaglieri». Durante la Grande Guerra. Razzini u inquadrato nel 3° Battaglione Bersaglieri Ciclisti di Livorno e raggiunse la zona di S. Giorgio di Nogaro. Il primo giorno di guerra (24 maggio) meritò subito un encomio solenne. Maggi annota: «Così riportava la Provincia Pavese": "All'alba del 24 maggio il III Battaglione Bersaglieri Ciclisti varcava l'antico confine orientale dell'Italia. La dodicesima Compagnia agli ordini del Cap. Paride Razzini, con mossa ardita e fortunata assaliva alle spalle un grosso plotone di gendarmi austriaci che, trinceratosi dietro l'argine della ferrovia, opponeva resistenza. Il Cap. Razzini li sbaragliò facendo prigionieri». Razzini passa di grado e affronta l'epilogo drammatico e eroico. E' sempre Maggi a ricordarlo: «Nell'ottobre del 1915 in un'altra epica battaglia ebbe l'onore di essere il Comandante del Bersagliere Enrico Toti, Medaglia d'Oro al Valor Militare. Enrico Toti, è stato quel Bersagliere che privo di una gamba quando fu di fronte a Razzini pregò, insistette per battersi in prima linea e che, ferito, bruciò le sue ultime energie scagliando contro il nemico, la sua stampella, Il 16 settembre 1916 a quota 144 de Carso Paride Razzini e il suo Bersagliere Enrico Toti morirono combattendo in prima linea».