«New York e Parigi, metro nel mirino»
di Maria Rosa Tomasello wROMA L'orrore arriverà fin dentro casa, nel cuore dell'Occidente che bombarda le postazioni jihadiste e fornisce armi a chi combatte contro lo Stato islamico. Dentro le metropolitane di New York e Parigi. È il premier iracheno Haider al Abadi, dal Palazzo dell'Onu, a lanciare l'allarme che gela gli Stati Uniti e la Francia, in prima linea nei raid anti-Is: «L'attacco è imminente - dice Abadi a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni unite - Ho ricevuto dettagliati rapporti da Baghdad, dove sono stati effettuati arresti e alcuni gruppi pianificavano gli attacchi». Washington e Parigi, sottolinea, sono stati informati: la minaccia arriverebbe dai cosidetti foreign fighter, gli jihadisti stranieri rientrati in patria. Pochi minuti dopo la Casa Bianca ridimensiona l'ipotesi del complotto: nessuna conferma di possibili attentati alle linee metro delle due capitali, ma il portavoce del Consiglio nazionale per la sicurezza annuncia: «Effettueremo una verifica delle informazioni». A New York, intanto, spiega il governatore Andrew Cuomo, la sicurezza ai trasporti pubblici è già stata rafforzata. Misure di prevenzione potenziate anche in Francia. Il numero uno dell'Fbi, James Comey, comunica intanto «di avere identificato» il killer di Foley e Sotloff. Il nome del presunto assassino, soprannominato "Jihadi John" per il suo accento londinese, resta ancora coperto. Fonti di intelligence britanniche, nelle scorse settimane, avevano identificato il boia con il rapper Abdel Majed Abdel Bary. A Palazzo di vetro è il giorno del presidente iraniano Hassan Rohani, leader di un Paese considerato nemico giurato degli Usa, oggi essenziale nella lotta al Califfato nero. Rohani lo sa, e nel suo discorso mostra i suoi due volti: accusa implicitamente gli Usa e i suoi alleati nel Golfo, affermando che lo Stato islamico è frutto dell'opera di «talune agenzie di intelligence che hanno messo un pugnale nelle mani di pazzi» e di «taluni Stati» che hanno creato l'estremismo e adesso «non riescono ad affrontarlo». Ma conferma che l'Is è un nemico comune: i gruppi estremisti come lo Stato islamico, accusa, «hanno un'unica ideologia, che è la violenza e l'estremismo, e hanno un unico obiettivo, ossia la distruzione della civiltà». Il terrorismo, ammonisce, «oggi è globalizzato, da New York a Mosul, da al Qaida a Daesh (acronimo francese che indica l'Is)». A tendere una mano all'antico avversario è il premier britannico David Cameron, che incontra Rohani per il primo, storico, bilaterale dal 1979. «Si deve dare all'Iran la possibilità di dimostrare che può essere parte della soluzione, non del problema» dichiara all'Onu. L'obiettivo di Londra è ottenere da Teheran il sostegno nella guerra all'Is e l'allontanamento dal regime siriano di Bashar al Assad. La Gran Bretagna, intanto, scalda i motori dei suoi caccia: «È giusto che passiamo a una nuova fase d'azione» dice Cameron, annunciando per oggi la convocazione del Parlamento «per consentire la partecipazione agli attacchi aerei contro l'Is». Il via libera è scontato. La Francia in lutto per l'assassinio di Hervè Gourdel, l'ostaggio francese decapitato dagli jihadisti in Algeria, conferma che la sua missione va avanti. Per tre giorni le bandiere resteranno a mezz'asta per il turista ucciso, ma i raid continuano. Gli aerei francesi di preparano a colpire ancora a supporto delle autorità irachene «finché - precisa il ministro della Difesa jean-Yves Le Drian - l'Iraq non avrà ritrovato la sua integrità». Ieri caccia americani, sauditi e degli Emirati arabi hanno bombardato in Siria pozzi petroliferi e raffinerie, le principali fonti di finanziamento dell'Is, mentre negli scontri attorno alla cittadina curda di Kobane sarebbero rimasti uccisi 36 tra jihadisti e peshmerga. ©RIPRODUZIONE RISERVATA