CONSULTA E PARTITA POLITICA
di SALVATORE PRISCO (*) La nostra forma di governo parlamentare è mutata, nel tempo, anche se con saggezza il disegno di legge costituzionale Renzi-Boschi approvato al Senato in prima lettura prima dell'estate evita al momento di prenderne atto formalmente. Lo indica in modo evidente anche il ruolo assunto dagli organi di garanzia, nel disegno originario del 1948 destinati ad una "neutralità" che oggi è però sempre più (e contraddittoriamente) "attiva". La figura del capo dello Stato, disegnata con vaghezza, è stata riempita dall' "inquilino del Quirinale" secondo le diverse personalità e circostanze. La rielezione del presidente Giorgio Napolitano e la "tutela" (anche verso i governi stranieri, l'Unione Europea e i mercati) da lui offerta ai governi presieduti da Monti, Letta e a quello attuale del presidente del consiglio Renzi provano a sufficienza l'avvenuto mutamento. La Consulta ha dovuto rispondere in modo sempre più intenso alle domande dei giudici, delle Regioni e dei poteri in conflitto fra loro - negli impacci della politica - e tra i due organi c'è inoltre un evidente "gioco di sponda": si pensi alla sentenza sul potere di grazia del presidente della Repubblica e a quella sulle intercettazioni casuali delle sue intercettazioni telefoniche. C'è soprattutto questo, a parte i nomi in gioco, dietro la vicenda poco dignitosa delle candidature dei giudici costituzionali che il Parlamento in seduta comune non riesce ad eleggere: il tentativo di attrarre la Corte costituzionale nella partita della politica contingente - il "patto del Nazareno" - essendo consapevoli i suoi contraenti che chi riuscisse a condizionarla avrebbe vinto per i prossimi anni, in questa delicata stagione della vita nazionale, la posta in gioco. (*) Ordinario di Diritto pubblico comparato all'università di Napoli Federico II ©RIPRODUZIONE RISERVATA