Gli Usa bombardano le roccaforti Is in Siria

di Andrea Visconti wNEW YORK Barack Obama lo aveva anticipato. Avrebbe dato ordine di bombardare in Siria per distruggere postazioni dello Stato Islamico. Ieri ha mantenuto la sua promessa. Per la prima volta è scattato un raid aereo che aveva come bersaglio la zona in territorio siriano sotto il controllo degli jihadisti. Cacciabombardieri, aerei autopilotati, missili Tomahawk sono entrati in azione per condurre quattordici bombardamenti che secondo la Casa Bianca hanno distrutto varie postazioni-chiave dell'Is. Sono entrati in azione anche caccia dell'aviazione militare giordana e saudita. «Non tollereremo che i terroristi che ci minacciano abbiano rifugi sicuri», ha detto il presidente Usa confermando che i bombardamenti sono avvenuti con la partecipazione di alcuni dei Paesi arabi entrati a far parte della coalizione internazionale contro lo Stato Islamico. Ad assistere militarmente gli Stati Uniti sono stati il Bahrain, la Giordania, l'Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi. Quale sia stato specificamente il loro ruolo non è stato precisato ma dal Comando centrale della coalizione, che ha sede a Tampa in Florida, si è appreso che le azioni militari in Siria sono state lanciate dalla Uss Arleigh Burke e dalla Uss Philippine Sea che si trovano in acque internazionali, rispettivamente nel Mar Rosso e nel Golfo Arabico. Nei bombardamenti hanno avuto un ruolo l'aviazione Usa, la Marina e il corpo dei Marine. «La forza di questa coalizione mostra chiaramente a tutto il mondo che l'America non sta combattendo da sola», ha precisato Obama alla vigilia del suo importante discorso oggi dal podio delle Nazioni Unite dove, in occasione dell'Assemblea generale, rivolgerà un appello a tutti i paesi del mondo di entrare a far parte della coalizione che lui stesso ha messo insieme e che opera sotto il comando del generale Allen. Nel mirino degli americani c'era Ar Raqqah, città nel Nordest del Paese che gli jihadisti hanno scelto come capitale del loro califfato. Bombardate anche Dayr az Zawr, Al Hasakah e Abu Kamal, tutte località all'interno del territorio siriano sotto il controllo dei fondamentalisti dell'Is. Ma Obama ha confermato che i bombardamenti volevano colpire anche il gruppo terroristico Khorasan. Si tratterebbe di una diramazione di al Qaeda che ha creato basi in Siria e che, secondo fonti del Pentagono, stava pianificando un attacco imminente, con bombe nascoste sugli aerei, secondo quanto riferisce la Cnn. Almeno centoventi miliziani jihadisti sono stati uccisi nel corso dei raid aerei. Fino a questo momento l'amministrazione Obama aveva evitato azioni militari in Siria temendo di rimanere coinvolta nella guerra civile in corso. Lo scorso 8 agosto infatti il presidente aveva dato l'ok a bombardamenti anti Is ma limitati all'Iraq. Nelle ultime settimane la situazione era deteriorata e Obama si è trovato costretto a intervenire in Siria. Lo ha fatto dopo avere ottenuto l'assenso bipartisan in Congresso con lo speaker della Camera John Boehner che ha appoggiato i bombardamenti «come un primo passo verso la missione più ampia di indebolire e distruggere i terroristi». L'azione militare della coalizione è stata criticata dal presidente iraniano Hassan Rouhani, che si trova a New York per l'Assemblea generale dell'Onu. Secondo il leader di Teheran il governo americano avrebbe dovuto ottenere l'autorizzazione da parte del governo di Damasco. Il Dipartimento di Stato ha fatto sapere che Damasco era stata informata preventivamente delle intenzioni militari della coalizione attraverso i rispettivi rappresentati alle Nazioni Unite. «Non abbiamo chiesto l'autorizzazione - ha precisato il portavoce dello State department, Jen Psaki - nè avvisato i militari siriani su quando e dove avremmo cercato di colpire specifici bersagli. Ma abbiamo avvertito il regime di non attaccare i cacciabombardieri americani». Il leader dell'Onu, Ban Ki-moon dal canto suo ha notato che «i raid hanno avuto luogo in aree non più sotto il controllo del governo di Damasco» e ha sottolineato che «proteggere la popolazione siriana richiede un'azione immediata, ma tale azione deve essere radicata nei principi nelle Nazioni Unite». A smorzare le polemiche è intervenuto proprio il presidente siriano Bashar al Assad affermando che la Siria sostiene ogni sforzo internazionale per combattere il terrorismo. Nessuna reazione, finora, è arrivata dall'Is. A parte la diffusione di un secondo video di propaganda in cui il reporter britannico tenuto in ostaggio, John Cantlie, ha detto che i Paesi occidentali si stanno imbarcando in una «terza guerra del Golfo», evocando il rischio di un nuovo Vietnam. ©RIPRODUZIONE RISERVATA