Consulta, il Parlamento ci riprova martedì

di Gabriella Cerami wROMA La versione ufficiale è: «Avanti con Violante-Bruno. Prima o poi i franchi tiratori si stancheranno». Ma in realtà, tra le stanze di via del Nazareno e quelle di Forza Italia, si cerca una via d'uscita. Qualcuno spera nel ritiro dei due candidati in corsa per la Corte costituzionale, altri lo sollecitano: «Il Parlamento è bloccato, dovrebbero fare un passo indietro, come Catricalà», si vocifera a Montecitorio. A complicare la partita, già piuttosto ingarbugliata, resta l'indagine della procura di Isernia, a carico di Donato Bruno, per "concorso in interesse privato del curatore negli atti del fallimento" della Ittierre, il colosso dell'abbigliamento entrato in crisi nel 2009. Il forzista in corsa per la Consulta sostiene di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia, ma nel partito, nonostante le rassicurazioni di Giovanni Toti («Per il momento non risulta niente»), c'è chi teme che il caso possa montare. La tensione tra i gruppi parlamentari e anche al loro interno è alta. Dopo tredici fumate nere, e il rischio, quasi concreto, che anche la votazione di martedì vada a vuoto, si valutano soluzioni alternative. Lo stesso Berlusconi, a chi lo contatta telefonicamente ad Arcore, confida: «Martedì facciamo l'ultima prova, dopodiché cambiamo nomi». Il tentativo da parte dell'ex premier di convincere i suoi vecchi alleati leghisti è andato a vuoto: «Fi e Pd hanno inciuciato fino a oggi, poi si sono accorti che c'è anche la Lega. Se continua questo inciucio - dice il segretario Salvini - non votiamo né Violante né Bruno». Tuttavia non tutte le speranze sono perdute, mancano tre giorni e tutto può succedere. I voti del Carroccio sarebbero fondamentali per compensare quelli dei franchi tiratori e Berlusconi avrebbe offerto ai leghisti l'elezione di un componente del Csm e modifiche alla legge elettorale. In questo caos, però, si valutano anche altri nomi. C'è quello di Augusto Barbera, ma si teme che i sostenitori di Violante non lo votino. E poi ancora quelli dei costituzionalisti Stefano Ceccanti e Giovanni Guzzetta. Nel toto-nomi finisce anche Franco Frattini, non amato però da tanti berlusconiani. M5S, dal canto suo, mantiene la linea dura continuando ad alzare barricate su Violante e Bruno, mentre i cecchini d'Aula non mostrano segnali di cedimento. ©RIPRODUZIONE RISERVATA