Contraffazioni Pavia reagisce

PAVIA C'è anche il Moscato australiano nell'elenco degli "orrori enogastronomici" che sfruttano la bandiera italiana per vendere prodotti che di italiano non hanno niente. All'estero non sono imitati soltanto il Prosecco e il Brunello: tra le bottiglie "falsificate" figura anche uno dei vitigni Igt dell'Oltrepo, venduto e commercializzato oltralpe con etichette che richiamano l'italianità. E ora anche Pavia sollecita la protezione delle tipicità dal fenomeno della contraffazione agroalimentare. Il comparto agricolo di Pavese, Lomellina e Oltrepo è consapevole che, quando si falsifica un prodotto destinato al consumo alimentare, si va al di là della concorrenza sleale e dei danni economici, che peraltro pesano sul "made in Italy" per 60 miliardi di euro l'anno. Il problema è legato anche alla sicurezza alimentare e alla salubrità: un prodotto contraffatto può essere pericoloso anche per la salute. La Coldiretti ha di recente mostrato la vendita di kit esteri per produrre bevande che richiamano il vino (nella foto). «Oltre a essere una pratica odiosa – afferma Davide Calvi, presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia) di Pavia – la contraffazione potrebbe pregiudicare l'elevato livello di sicurezza alimentare raggiunto dalle nostre produzioni». La soglia di attenzione è elevata, tanto che tutti i Paesi europei che parteciperanno a Expo 2015 sottoscriveranno un protocollo anticontraffazionedi Regione Lombardia. Ma non c'è soltanto il vino: nell'elenco dei prodotti contraffatti figurano anche formaggi come il grana padano e salumi. «Quello dell'Italian sounding è un business parallelo e per molti aspetti criminale – spiega Wilma Pirola, presidente di Coldiretti Pavia – E' un settore, quello dei falsi prodotti "made in Italy", che vale quasi il doppio dell'export dei veri prodotti agroalimentari italiani: va combattuto promuovendo una nuova educazione nei consumi e introducendo l'obbligo dell'indicazione della provenienza sui prodotti agroalimentari e dell'origine della materia prima». In questo senso, proprio i produttori di vino possono diventare ambasciatori delle eccellenze del territorio. E garantire, grazie a bottiglie veramente "made in Italy", migliaia di posti di lavoro anche a Pavia e provincia. «Per ogni grappolo di uva raccolta si attivano ben diciotto settori di lavoro – spiega una recente ricerca realizzata dalla Coldiretti – Si va dall'industria di trasformazione al commercio, dal vetro per bicchieri e bottiglie alla lavorazione del sughero per tappi, continuando con trasporti, accessori, enoturismo, cosmetica, bioenergie e molto altro». L'aspetto della legalità è toccato da Confagricoltura Pavia. «Servono norme che tutelino il produttore e il consumatore: norme che, ovviamente, devono essere fatte rispettare a tutti i livelli – spiegano il presidente Gianfranco Bensi e il direttore Luciano Nieto – Soprattutto nel settore vitivinicolo, fiore all'occhiello della nostra provincia, occorre potenziare la sempre più importante lotta alla contraffazione e, diconseguenza, una protezione dei marchi e delle indicazioni geografiche. Inoltre, accogliamo favorevolmente la prossima presentazione del decreto di attuazione del Registro unico dei controlli, auspicando che trovi immediata applicazione. Purtroppo, a proposito del fenomeno dell'Italian sounding, la Commissione europea non ha ancora pubblicato l'atto delegato e noi auspichiamo che il governo solleciti la Commissione». Da parte sua, la Cia, in accordo con il Centro studi anticontraffazione di Milano, ha elaborato un programma per la valorizzazione delle produzioni agricole e alimentari di qualità nazionali e per la distintività del "made in Italy". «Consapevoli della gravità del fenomeno, cerchiamo di lavorare per aggregare le sensibilità di tutte le associazioni di categoria – dice Calvi – L'intento è di riuscire a elaborare proposte legislative mirate da sottoporre agli organi istituzionali». Umberto De Agostino