«Regime restrittivo in cella a Vigevano» Protesta dei No Tav
VIGEVANO «Troppo restrittivo il regime di massima sicurezza cui è sottoposto in carcere a Vigevano»: proteste in tribunale a Milano e slogan di solidarietà per Graziano Mazzarelli. Secondo le accuse, avrebbe assalito, assieme ad altri anarchici, il cantiere Tav di Chiomonte. Ieri i giudici hanno sospeso il processo per motivi di ordine pubblico: i manifestanti infatti sono rimasti nell'aula mezz'ora per invocare la libertà di Mazzarelli e di altri detenuti No Tav. Se ne sono andati solo quando è stato portato fuori dall'aula, dove si sta celebrando la prima udienza del processo a carico di Mazzarelli e altri sei studenti che avrebbero partecipato a scontri con le forze dell'ordine. «Nessun commento, è una decisione del magistrato di sorveglianza», dichiara il direttore del carcere di Vigevano, Davide Pisapia. Nessun commento anche dai sindacati degli agenti di polizia penitenziaria. «I ragazzi protestano perchè Mazzarelli è detenuto in un regime troppo pesante - spiega l'avvocato difensore Eugenio Losco - non si capisce per quale ragione: la Cassazione ha fatto cadere l'accusa di terrorismo». I sette imputati sono accusati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale anche per l'occupazione dell'ex libreria Cuem a Milano. Devono rispondere, a vario titolo, delle accuse di travisamento, danneggiamento, oltraggio a pubblico ufficiale, lesioni aggravate e violazione delle leggi sulle armi, per la detenzione di sampietrini, sassi e un ombrello con il quale avrebbero minacciato le forze dell'ordine.