Ferretti due, il bomber è maturo
PAVIA E poi dicono che la cabala non conta. L'ultima doppietta di Andrea Ferretti risaliva a poco meno di due anni fa e l'avversario era, guarda caso, lo stesso di domenica: la FeralpiSalò. Il Carpi, nel quale Ferretti giocava, rifilò ai «Leoni del Garda» tre gol, esattamente come ha fatto il Pavia, portato al successo e al primato solitario in classifica proprio dalle due splendide reti del bomber azzurro. L'aria di Pavia a Ferretti sembra fare bene. E' qui che il quasi ventottenne attaccante (festeggia giovedì) ha conosciuto il suo periodo d'oro dal punto di vista realizzativo, con i 20 gol messi a segno in due nel campionati (2009-2010 e 2010-2011). Tornato in azzurro dopo Spezia, Carpi e Grosseto, ha ricominciato alla grande: tre gol nelle prime quattro gare, è in testa alla classifica dei marcatori del girone A di Lega Pro. E pensare che in teoria partiva dietro a Falconieri. «Quando si è presentata l'occasione di tornare a Pavia l'ho colta al volo perché qui mi ero trovato molto bene. Sono ripartito da dove avevo lasciato», spiega. Con il Pavia il primo anno era arrivato ai play off in C2, perdendo la semifinale contro lo Spezia del suo attuale compagno di squadra Cesarini, ma venendo promosso ugualmente in C1 grazie al ripescaggio. Nella stagione successiva i suoi gol furono determinanti per la salvezza azzurra. «Differenze con la mia prima esperienza qui? Noto molto più entusiasmo stavolta», risponde Ferretti. Ma anche a livello personale c'è stato un cambiamento evidente, che si avverte parlando con il giocatore. All'epoca, nonostante i tanti gol, alcuni tifosi l'avevano un po' preso di mira per la scarsa continuità e il suo mister Mangone sosteneva che ad Andrea «mancava la testa». «Avevo ventitré anni quando sono arrivato qui – racconta lui – e venivo da una stagione al Cesena nella quale avevo giocato poco. Ero un po' indolente e con il tempo ho capito che dovevo lavorare di più. Maturità? Sì, anche se è arrivata un po' tardi», sorride. Una maturità palpabile anche in campo. Se ne è avuta conferma domenica con la FeralpiSalò: a testimoniarlo le rincorse ai difensori per andarsi a riprendere il pallone, ma anche quelle per coprire la fascia quando il Pavia è passato al 4-2-3-1 schierando tre punte e mezza per andare a vincere la gara. Uno spirito di «sacrificio» - come si suol dire con un po' d'enfasi - che il primo Ferretti azzurro non aveva. I colpi di classe, invece, ce li aveva anche quel Ferretti. Tanto che Benny Carbone, suo compagno prima e allenatore poi, gli aveva pronosticato un futuro in serie A. Però il Ferretti di oggi quelle perle calcistiche le produce con maggiore continuità. E domenica il gol capolavoro del 2-1, quello che di fatto ha permesso al Pavia di piegare la FeralpiSalò, ha segnato addirittura di destro. Non il suo piede: «Io sono mancino, ma il destro certo, lo uso». Non come il più celebre mancino d'Italia, Gigi Riva. Che il destro, fu la battuta del suo allenatore Scopigno, «lo usa solo per salire sul tram». (l.si.)