La Cisl aderisce agli scioperi per il lavoro
ROMA La riforma del mercato del lavoro che arriva in Parlamento la prossima settimana, fa scendere in piazza anche la Cisl. Dopo le manifestazioni organizzate dalla Cgil e dalla Fiom per ottobre, il segretario generale Raffaele Bonanni annuncia che anche i suoi iscritti si mobiliteranno. Le manifestazioni saranno molte, unitarie e non, precisa il numero uno della Cgil Susanna Camusso, che chiede di tornare a parlare di lavoro e invia un suggerimento al governo: «Dica al Paese che è cambiata la stagione e che sul lavoro si mettono risorse e non si tolgono». Ma da Bari, per l'inaugurazione della Fiera del Levante, il premier Matteo Renzi respinge ogni accusa e, rivolgendosi in particolare a chi contesta la riforma «da sinistra», sottolinea che sul diritto del lavoro il sistema attuale è «profondamente iniquo». «Il mondo del lavoro oggi è il luogo in cui è più forte la diseguaglianza: non è giusto che oggi in Italia qualcuno possa avere la Cig e qualcuno no» solo perché l'azienda è più piccola. Le parole di Renzi arrivano a stretto giro dopo le dure dichiarazioni dei leader di Cgil e Cisl. Per Bonanni il jobs act del premier Matteo Renzi per ora è appena un «job ghost: nessun ha potuto leggere una proposta dettagliata». Il numero uno della Cisl torna sul tema dell'articolo 18 per mettere in evidenza che, «se si chiedono flessibilità e mobilità vanno pagati di più e non di meno, come accade in tutto il mondo». Bonanni chiede quindi di farla finita con «i palloni gonfiati che promettono dei posti di lavoro attraverso le riforme. Sono cinque governi di fila che lo fanno, dicono e poi non esce mai nulla». Critiche non dissimili arrivano dalla leader della Cgil: «Rendiamoci conto che le ricette di questi anni sono fallite, la ricetta della precarietà è fallita e cominciamo a domandarci come dare un lavoro dignitoso alle persone. Se non investiamo sulla qualità del lavoro - è l'ammonimento della Camusso - questo Paese non ce la farà». La sfida, secondo la sindacalista, è di «smettere di discutere su come togliere il lavoro e cominciare a dire come lo creiamo», non togliere parti allo Statuto dei lavoratori, ma farne uno strumento che regoli non solo chi ha un lavoro stabile ma anche i precari.