Mogherini commissario agli Esteri Ue
di Lorenzo Robustelli wBruxelles. Matteo Renzi l'ha spuntata: Federica Mogherini, sarà il nuovo Alto rappresentante dell'Ue per la Politica estera. Il Consiglio europeo riunito ieri l'ha nominata, insieme al premier polacco Donald Tusk, che sarà il nuovo presidente del Consiglio europeo. «L'Italia ha avuto un importante riconoscimento – ha subito commentato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – e sono certo che saprà assolvere al meglio il mandato di una crescente coesione dell'Ue nel campo essenziale delle relazioni internazionali». La posizione del ministro degli Esteri italiano si è rafforzata nel tempo. Come ha detto il presidente del Consiglio uscente Herman van Rompuy, mentre «si è indubbiamente fatta apprezzare nel concerto europeo», nelle ultime settimane sono state sbaragliate le resistenze di quei paesi dell'ex blocco sovietico ed ora membri dell'Unione che sostenevano che l'Italia, e il suo capo della diplomazia, fossero troppo vicini a Mosca, questione delicata in questo momento di pesante crisi. Ma la determinazione del Partito socialista europeo nel rivendicare quella posizione e la forza del Pd (primo partito europeo) in quel consesso ha posto le basi per lavorare ad un ampio consenso. Si è partiti con alcune dure dichiarazioni di Renzi, e di Mogherini stessa, contro la politica di Vladimir Putin, che sono arrivate proprio dopo le contestazioni di vicinanza eccessiva, per poi arrivare a creare un consenso attorno ad uno dei più fieri oppositori di Mosca, proprio Donald Tusk, come presidente del Consiglio. La Polonia è un po' la capofila dei paesi che hanno il dente avvelenato con la Russia di Vladimir Putin, ed aver piegato la sua resistenza ha sciolto il fronte dei contrari a un Alto rappresentante italiano. Sulle accuse di essere troppo giovane e inesperta, Mogherini dopo la nomina controbatte da un lato che «sull'età non posso far nulla, ma noto che il mio premier è più giovane di me e in Europa c'è una generazione di nuovi leader», e dall'altro che «non solo quello istituzionale, ma anche il lavoro politico e nella società è un valore». La scelta di Tusk è poi anche il saldo di un debito che la "Vecchia Europa" ha con la Nuova, che è entrata nell'Unione oramai da dieci anni e da ieri finalmente è dentro a pieno titolo, con un incarico di massimo livello ad un esponente "dell'Est". Lui poi è un uomo che ha dimostrato grande determinazione e capacità di mediazione. E' un leader conservatore nato politicamente con Solidarnosc che nel 2007 è diventato premier con un partito da lui fondato nel 2001 e, insieme a Merkel, è l'unico leader europeo che ha superato indenne la crisi economica e forse quello che guida il paese che sta avendo le migliori performance economiche tra i Ventotto. Mogherini entrerà in carica con la nuova Commissione, della quale sarà primo vicepresidente, il primo novembre, dopo il voto di fiducia del Parlamento europeo. Tusk dovrà aspettare, fino al primo dicembre, e resterà in carica per un mandato di due anni e mezzo, rinnovabile una sola volta. Renzi ha marcato ieri anche un altro successo: la "benedizione" formale del Consiglio europeo alla sua idea di convocare il sette ottobre un vertice speciale, in Italia, dedicato alla lotta alla disoccupazione. Ieri a Parigi il presidente del Consiglio durante il vertice di leader socialisti che ha preceduto il Consiglio europeo aveva sostenuto che «l'Europa deve cambiare la propria politica economica, concentrandosi su crescita e investimenti pur nel pieno rispetto delle regole di bilancio, a partire dal 3% del rapporto deficit-Pil». Renzi ha insistito che «la crescita non è una richiesta dei Paesi che stanno peggio, è ciò che serve all'Europa che dobbiamo trasformare in un luogo che serve ai cittadini». Sulla flessibilità, ha confermato che l'Italia non vuole cambiare le regole ma «vuole star dentro a quelle che già ci sono. Non si tratta di inventarsi regole nuove, ma di usare meglio quelle che già ci sono», ha insistito. E del tema economico si occuperà, ha promesso, anche Mogherini nella sua veste di vice presidente della Commissione, lavorando a «stabilità e sicurezza» in politica estera e a una «una politica economica per gli investimenti». Sull'economia l'Unione vuol far sentire che non molla la presa, perché, hanno spiegato ieri i leader del Ventotto, "la situazione dell'economia e dell'occupazione solleva importanti preoccupazioni", a partire dalla disoccupazione.. ©RIPRODUZIONE RISERVATA