Prelievo pensioni, è fuoco di sbarramento
di Andrea Di Stefano wROMA Tutti, ma proprio tutti, contro. Il contributo di solidarietà sulle pensioni retributive rischia di naufragare sotto il fuoco incrociato di maggioranza e opposizione anche se il governo va avanti e ieri sera il sottosegretario Pier Paolo Baretta è tornato a ipotizzare un intervento per gli assegni sopra i 2.000€ netti. A sostegno di Poletti solo l'ex ministro Elsa Fornero: «Questo prelievo, che chiamerei contributo di solidarietà, colpirebbe solo laddove c'è un grosso divario tra quello che si riceve e quello che è stato pagato». Ma ieri Cesare Damiano, che pure aveva lasciato aperta una porta, si è accodato al capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta, usando toni molto duri nei confronti dell'esecutivo: «Ha ragione Brunetta: la tassa sulle pensioni più alte, quelle da 5.000 euro netti mensili in su, già esiste. Si può sempre strutturate meglio, ma non è da quel cespite che si può immaginare di ricavare risorse significative – ha sottolineato il presidente della commissione Lavoro della Camera - in ogni caso, sarebbe improponibile che per fare cassa si mettessero nuovamente le mani sulle pensioni del "ceto medio"». Il capogruppo di Fi era partito dalla ricostruzione dell'attuale normativa: «Agli smemorati del governo ricordiamo che il contributo di solidarietà sulle pensioni più alte esiste già. Lo ha previsto la legge 486 del 2013: gentile lascito del governo Letta. Colpisce tutte le pensioni superiori a circa 5mila euro netti al mese. Con una progressione che va dal 6 al 18% per quelle superiori a 195mila euro lordi l'anno (circa 10 mila netti al mese). In quest'ultimo caso la somma delle due aliquote (quella erariale ed il contributo) porterebbe ad un prelievo del 65%. Siamo al limite dell'esproprio». I tecnici del Tesoro stanno analizzando da tempo il nodo delle pensioni d'oro e d'argento: a dare l'indicazione era stato già il commissario alla spending review Cottarelli che aveva indicato una specifica platea di pensionati, quelli che ricevono un assegno di anzianità calcolato in base al retributivo, ma come ha sottolineato ieri il dg dell'Inps Mauro Nori, l'operazione «non pone problemi per le pensioni del sistema privato, mentre sarebbe più complessa per il comparto pubblico perché mancano conti assicurativi affidabili». Inevitabile la reazione sindacale: «Troppa confusione sulle pensioni da parte del governo Renzi. Per la Cgil è comunque inaccettabile un intervento sulle pensioni retributive», ha tweettato Corso d'Italia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA