Bossetti chiederà la scarcerazione

MILANO Presto, nei primi giorni di settembre, accusa e difesa saranno costretti a giocare a carte scoperte nel caso di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra scomparsa il 26 novembre del 2010 e trovata uccisa tre mesi dopo. I legali di Massimo Bossetti, che avevano rinunciato al ricorso al tribunale del Riesame dopo il fermo del muratore, ora hanno intenzione di chiedere la sua scarcerazione, dopo oltre due mesi di carcere in isolamento, durante i quali l'uomo si è sempre proclamato innocente. «Aspettiamo gli esiti degli accertamenti tecnici - ha spiegato uno dei suoi legali, Claudio Salvagni - e se questi, come sembra da indiscrezioni, daranno risultati negativi, chiederemo la scarcerazione». Si tratta degli esami sui reperti trovati sulla Volvo e sul furgone Fiat Daily di Bossetti che ora sono all'esame dei carabinieri del Ris di Parma. A bordo dei mezzi, stando alle indiscrezioni riguardo a una consulenza non ancora depositata, non sarebbero state trovate tracce di Yara. Proprio ieri sono cominciati gli accertamenti sugli ultimi oggetti sequestrati il 24 giugno nella casa di Bossetti: un paio di scarponi da lavoro e altri oggetti di uso comune prelevati nella villetta di Mapello in cui l'uomo viveva con la moglie e i tre figli. I risultati confluiranno in un'unica relazione nella quale saranno illustrati anche quelli degli esami svolti sugli automezzi. Anche se i risultati non dovessero arrivare in tempi brevi, Salvagni ha spiegato che «chiederemo comunque la scarcerazione» perché «non possiamo pensare che continui a rimanere in carcere, e lo è ormai da 64 giorni, una persona che siamo convinti sia innocente». Un Bossetti provato dal carcere e desideroso di essere rassicurato sul fatto che non ci saranno conseguenze processuali per la decisione della moglie, Marita Comi, di avvalersi della facoltà di non rispondere l'ultima volta che è stata chiamata a testimoniare davanti al pm Letizia Ruggeri.