I vertici Guala chiedono di incontrare i lavoratori
TORRE D'ISOLA Pareva tutto fermo e bloccato sul no secco dell'azienda a recedere dalla decisione di chiudere la fabbrica di Torre d'Isola, invece ieri a sorpresa i vertici della Guala hanno convocato le rappresentanze sindacali per un tavolo di discussione fissato per mercoledì prossimo alle 14.30 in Confindustria a Voghera. Un filo di speranza per i 135 lavoratori che lo scorso luglio sono stati messi in mobilità e che, senza un accordo, si ritroveranno senza più un posto di lavoro dal 23 settembre. «Speriamo ci dicano qualcosa di positivo, visto che ci chiamano alla vigilia di Ferragosto – spiega Massimo Pisati della rsu – Contiamo sfoderino una sorta di piano B. Fino ad oggi non c'era stata solo una risposta: la fabbrica chiude e basta. Ora ci auguriamo che abbiamo da dirci qualcosa di nuovo. Tanto più che all'ultimo incontro quello avuto nella sede regionale con l'assessore Mario Melazzini è cambiato l'interlocutore: stavolta si sono presentati gli esponenti dei maggiori azionisti e un tecnico del gruppo». Nell'incontro, svoltosi giovedì scorso dopo il corteo dei lavoratori con coniugi e figli per le strade di Pavia, Melazzini ha spiegato che Regione è «pronta a mettere in campo ogni strumento disponibile affinché sia garantita la continuità aziendale» e ha prospettato ai vertici aziendali la possibilità di ottenere agevolazioni per mantenere attivo l'insediamento produttivo di Torre d'Isola che la proprietà vorrebbe trasferire in Polonia. I motivi per spostare la produzione all'estero starebbero non solo in minori costi per pagare gli stipendi, ma anche da spese minori per l'approvvigionamento dell'alluminio per realizzare i tappi e in un più basso costo dell'energia elettrica. L'azienda ai lavoratori che lascerebbe a casa fino ad ora non ha offerto che una generica disponibilità di reinserimento negli stabilimenti del gruppo che ha sedi in provincia di Alessandria e in Puglia. Intanto i lavoratori presidano la fabbrice e si impegnano a mantenere gli impianti produttivi in condizioni tali da essere pronti a ripartire in qualsiasi momento, nonostante la produzione sia ferma dal 9 luglio. «Noi non ci muoviamo dalla fabbrica e presidieremo il capannone fino alla fine – dicono i lavoratori – Mercoledì andremo a Voghera con una nutrita delegazione». (l.l)