Iraq, l'Isis sequestra centinaia di donne

BAGHDAD Centinaia di donne e ragazze della minoranza religiosa degli Yazidi sarebbero state fatte prigioniere dai miliziani dello Stato islamico (Isis) che si sono impadroniti della città di Sinjar, in Iraq, e ora correrebbero il rischio di essere «rese schiave». È l'allarme lanciato ieri dal ministero per gli Affari femminili iracheno. Il governo dell'Iraq ha rivolto un appello alla comunità internazionale perché adotti «misure urgenti» per salvare le sequestrate. «Abbiamo ricevuto informazioni - si legge in un comunicato diffuso dagli Affari femminili - che confermano che l'Isis tiene un certo numero di donne e ragazze rinchiuse in una grande casa di Sinjar, mentre altre donne e i loro bambini sono stati spostati all'aeroporto di Tel Afar, dopo che tutti gli uomini sono stati uccisi, e la loro sorte rimane ignota». Solo martedì una deputata irachena della comunità Yazidi, Vian Dakhil, aveva detto in Parlamento che «i miliziani dell'Isis hanno ucciso 500 uomini, solo perché Yazidi, e fatto prigioniere 500 donne, tenute prigioniere in una località vicino a Tel Afar». Intanto da New York il Consiglio di sicurezza dell'Onu «condanna» gli attacchi dell'Isis contro le città irachene di Sinjar e Tal Afar, nella provincia di Ninive, e la persecuzione sistematica delle minoranze. In una dichiarazione, i Quindici esprimono «preoccupazione per le centinaia di migliaia di iracheni - molti dei quali appartenenti alla comunità Yazidi - che sono dovuti scappare dalle loro case, a causa dell'Isis, e che necessitano di assistenza umanitaria». Ieri il vice ministro degli Esteri italiano Lapo Pistelli è volato in Iraq per «far sentire la vicinanza della comunità internazionale alle istituzioni irachene», perché «quella di Isis è una minaccia all'integrità territoriale dell'Iraq e alla stabilità dell'intero Medio Oriente».