Le pietre abbandonate «Nessuno le ha numerate»
PAVIA C'è solo una targa a spiegare che quelle pietre abbandonate sono i resti della Torre civica di Pavia, crollata il 17 marzo 1989. Solo un cartello e nient'altro. Le pietre sono appoggiate sul prato del fossato del Castello, erba e arbusti crescono sulla memoria di quel giorno in cui morirono quattro persone. Nel fossato del castello camminano i turisti che vanno a visitare le mostre, passeggia chi partecipa ai concerti e alle iniziative che da quando l'area è stata recuperato vengono organizzati in quest'area. Niente li accompagna in un percorso storico. «Ricordo un architetto di Dresda che in un convegno spiegò che i pezzi dei monumenti distrutti erano stati numerati cercando di ricostruirne la posizione – spiega l'avvocato Franco Maurici tra i referenti di Pavia Monumentale – i pezzi sono stati collocati in ordine in un capannone coperto in attesa della ricostruzione. Questa si chiama programmazione. Si fa in tutta Europa. A Pavia invece pietre e mattoni non sono neanche numerati e alcuni sono finiti in paesi vicini per essere riutilizzati». Una fila ordinata di pietre nel disordine dei massi accatastati uno sull'altro. Sembrano quasi un tentativo di difesa del Castello visconteo. A Pavia si ripropone sempre il tema del destino di quelle macerie: la Torre andava ricostruita o no? La decisione per Pavia è stata un no. «Ho parlato con l'associazione Pavia Monumentale – spiega l'assessore alla cultura Galazzo che con Castagna, lavori pubblici, ieri ha dato il via alla pulizia della vasca in piazza Duomo – Ho chiesto all'associazione di prepararmi un dossier con tutte le segnalazioni per gli interventi più urgenti». (ma.br.)