Bozzola, altre 4 persone nel mirino degli estorsori
Fingeva di stipulare nuovi contratti telefonici per la Wind, ma in realtà i contratti erano intestati a persone ignare e utilizzando i documenti di soggetti che, in precedenza, avevano effettivamente firmato contratti validi. Ma alla fine il trucco è venuto alla luce, anche perchè una delle intestatarie del contratto telefonico era deceduta. Così, ieri mattina, il giudice ha condannato Claudio Annibale, 54 anni, residente a Mortara, è stato condannato a un anno, 8 mesi e 20 giorni di reclusione e 505 euro di multa. Era accusato di truffa e falso. di Maria Fiore wGARLASCO Nell'inchiesta con al centro il santuario della Bozzola di Garlasco spuntano altri ricatti e altre vittime. Altri nomi, dunque, di persone a cui sarebbero stati chiesti soldi per «non far scoppiare uno scandalo», come emerge dai verbali di alcune testimonianze rese ai carabinieri di Vigevano. La novità è contenuta negli atti dell'indagine che l'altro ieri ha riportato in cella i due cittadini romeni Flavius Savu, di 33 anni, e il 23enne Florin Tanasie, a cui sono stati revocati i domiciliari. I due sono accusati di avere cercato di estorcere denaro alla Curia di Vigevano, e per la precisione di avere chiesto 250mila euro per non divulgare registrazioni audio su incontri a sfondo sessuale tra Savu e padre Gregorio Vitali, il rettore del santuario della Bozzola allontanato dalla struttura in attesa dell'esito delle indagini. Il sacerdote (che non ha fatto denuncia) avrebbe ceduto al ricatto e versato in più tranche fino a 150mila euro. Ma, in base a quanto risulta dall'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Erminio Rizzi, non sarebbe stato l'unica vittima delle estorsioni. Dagli atti, infatti, emergono i nomi di tre volontari del santuario e di un altro sacerdote lomellino. Uno dei tre volontari riferisce agli inquirenti di avere avuto incontri a sfondo sessuale con uno degli indagati (vengono indicati il cimitero di Borgo San Siro e un parcheggio a Cilavegna) e di avere ricevuto la richiesta di versare denaro perché non fossero diffuse alcune presunte registrazioni degli incontri fatti con il telefonino. Secondo le carte dell'accusa, il volontario si sarebbe confidato con don Gregorio, che avrebbe ammesso di essere a sua volta vittima dei ricatti da parte di uno dei due indagati e di trovarsi «in un pasticcio». Soldi sarebbero stati chiesti da Flavius Savu anche a un altro sacerdote, che avrebbe in effetti versato al 33enne alcune somme di denaro. Si voleva azzerare il rischio della diffusione di voci su incontri sessuali all'ombra del santuario? Per rispondere alla domanda le indagini dei carabinieri sono ancora in corso. Ma in base a quanto emerso finora, nella rete dei ricatti sarebbero finiti anche due pensionati, un uomo e una donna, che davano una mano al santuario. Alla pensionata, di 79 anni, gli indagati avrebbero chiesto 27mila euro con la scusa di doversi procurare cure per alcuni familiari che avevano gravi problemi di salute. Indizi che hanno spinto la procura di Pavia, attraverso il sostituto Roberto Valli, a chiedere la custodia in carcere per gli indagati.