Renzi minaccia un voto a maggioranza
ROMA Matteo Renzi vola a Bruxelles per il vertice Ue sulle nomine, determinato a spuntare la nomina di Federica Mogherini a "Lady Pesc". Ieri sera ha sentito al telefono Merkel. Hollande e Van Rompuy, ma la partita, alla vigilia, è tutt'altro che scontata ed il premier è destinato a fare i conti con una vera e propria "fronda": 10-11 paesi, e non solo dell'Est, pronti a dire no. Roma, da parte sua, prepara le contromosse, pronta anche ad andare alla conta con un voto a maggioranza. Perchè - è il ragionamento di chi fino a qualche giorno fa, forte anche delle consultazioni con i colleghi del Pse, dava per scontato il risultato - quel veto non è giustificabile. Non lo è nella forma ma anche nella sostanza. Nella forma verso chi sostiene che la giovane responsabile della Farnesina sia ancora inesperta o, ancor peggio, troppo filorussa. Nella sostanza perchè anche se Roma non vuole, e lo ha sempre ribadito, una battaglia per "le poltrone", è decisa comunque a far sentire la sua voce. Quella di Paese che ha sconfitto l'euroscetticismo e che vede il partito del premier primo in Europa. Mentre la questione diventa anche un caso interno con Forza Italia che - per bocca del vicepresidente dell'Eurocamera Antonio Tajani - bolla come un «errore politico» chiedere la poltrona di ministro degli Esteri dell'Europa, prevedendo che il risultato sarà «molto difficile». Tra i corridoi di Palazzo Chigi si ridimensiona. Anche la portata di quella fronda anti-Mogherini che fonti vicine al neo presidente della Commissione Ue, Juncker, stimano in 10-11 Paesi contrari, lasciando intendere che oltre alle cancellerie dell'Est (offese anche del mancato riferimento di Renzi alla crisi Ucraina nel suo discorso di apertura del semestre e pronte a sostenere la bulgara Kristalina Georgieva), ci sarebbero anche le scandinave (Finlandia e Svezia). E, forse - si lascia trapelare a Strasburgo - anche qualche dubbio di Berlino. «Numeri che non esistono... di certo c'è solo la Lituania», che ha apertamente dichiarato la sua contrarietà alla candidata italiana, si fa notare da Roma, dove si cerca di ridimensionare il problema. Alcuni sono pronti a ventilare un «veto» per spuntarla, magari, su un altro tavolo. Ma al di là delle tattiche un problema c'è. Ed il premier lo sa. Ieri è salito al Quirinale per parlare Giorgio Napolitano. Renzi arriva al vertice Ue con davanti una strada tutta in salita. E non solo per la possibile opposizione alla sua candidata: probabilmente sperava anche di andare a Bruxelles con già in tasca un passaggio formale sulla riforma del Senato.