Sul tavolo riforme i guai di Berlusconi
di Gabriele Rizzardi wROMA La tempesta giudiziaria, a lungo temuta da Silvio Berlusconi, è partita ieri dal Tribunale di Milano ed ha avuto un impatto pesantissimo. Il sostituto Procuratore Generale, Piero De Petris, ha infatti chiesto la conferma della sentenza di primo grado per il presidente di Forza Italia nel processo di appello sul caso Ruby, cioè 7 anni di reclusione per concussione e prostituzione minorile. Nel corso della requisitoria, durata circa 6 ore, il magistrato è stato severissimo con l'ex premier, che «non merita le attenuanti generiche» e ha fatto un «abuso di dimensioni colossali» nei confronti dei funzionari della Questura di Milano. Ma ieri sulla testa dell'ex Cavaliere si è abbattuta una seconda pesantissima tegola. Il Tribunale di Bari ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi nell'ambito dell'inchiesta sui soldi dati, tramite il faccendiere Valter Lavitola, all'imprenditore Gianpaolo Tarantini che, secondo l'accusa, sarebbe stato indotto a mentire sulle escort presentate al Cavaliere tra il 2008 e il 2009. Ai magistrati, Tarantini disse che Berlusconi non sapeva che le ragazze che lui portava alle feste dell'ex premier fossero pagate. Ma non è finita. Stando agli atti dell'inchiesta, basata sulle intercettazioni telefoniche, Tarantini avrebbe tentato di entrare in affari con la Protezione Civile utilizzando proprio le conoscenze dell'ex premier (anche Guido Bertolaso è stato ascoltato dai giudici). L'udienza preliminare è stata fissata per il 14 novembre. Quel che è certo è che la nuova bufera giudiziaria rischia di avere pesanti riflessi non soltanto sulla vita di Berlusconi e del suo partito ma anche sul tormentato cammino delle riforme. Lunedì prossimo il ddl costituzionale che disegna il nuovo Senato approda nell'aula di Palazzo Madama. Ma il cammino è ancora lungo e tormentato e nessuno è in grado di prevedere che fine farà la riforma fortemente voluta dal premier Matteo Renzi. Il 18 luglio i magistrati di Milano si riuniranno in camera di consiglio per decidere se confermare la condanna a 7 anni. E, nelle stesse ore, a Palazzo Madama malpancisti e lealisti saranno impegnati nei voti finali sulla riforma del Senato. L'ex premier resta convinto della necessità che Forza Italia non si sfili né si smarchi dal percorso delle riforme. Anche perché è strettamente legato alla legge elettorale, sulla quale Berlusconi vuole imporre tutto il peso dei numeri forzisti per impedire l'introduzione delle preferenze o alzare le soglie di sbarramento «che darebbero potere di veto ai piccoli partiti» a cominciare dal Nuovo centrodestra. Berlusconi, insomma, prova a tenere la barra dritta e promette fedeltà a Renzi anche su una riforma che non lo convince fino in fondo ma sulla quale ha preso un impegno ed intende rispettarlo. Se il 18 luglio dovesse essere confermata la condanna a 7 anni, per il leader azzurro diventerebbe comunque difficilissimo governare le sue truppe e impedire fughe in avanti in Aula. Ma non è finita. Entro pochi mesi potrebbe arrivare la sentenza della Cassazione sul Ruby-gate che, se dovesse confermare la condanna, vedrebbe Berlusconi relegato agli arresti domiciliari per diversi anni. Una prospettiva, questa, che offre nuove munizioni ai molti nemici della riforma Renzi che sono in Forza Italia e che tengono a freno la voglia di far saltare tutto solo perché glielo chiede Berlusconi, che vuole occupare un posto di primo piano al tavolo delle riforme. E il perché è presto spiegato: disegnare il nuovo Senato e lavorare con il Pd anche per scrivere la riforma della giustizia rappresenta l'unica speranza per avere la grazia. Qualcosa, però, potrebbe andare storta. Renzi ha bisogno dei voti della Lega e del Nuovo centrodestra per far passare il Senato non elettivo ma, in cambio, Salvini e Alfano gli hanno chiesto di modificare l'Italicum. Che è esattamente ciò che Berlusconi non vuole. ©RIPRODUZIONE RISERVATA