Dalla finanza creativa alla fuga in Libano di Dell'Utri
Padre egiziano e madre napoletana, Gennaro Mokbel, nasce a Roma, 53 anni fa. Ed è a Roma che si consuma la passione per la politica, gli affari e la finanza creativa, in una rete di amicizie "pericolose". Nel 1992 è ancora un ragazzino quando gli agenti dell'Ucigos bussano alla sua porta e gli trovano in casa Antonio D'Inzillo, un ex-esponente dei Nar accusato di aver ucciso Enrico De Pedis, il boss della Magliana che avrebbe gestito il sequestro di Emanuela Orlandi. D'Inzillo finisce in carcere. Mokbel viene denunciato, ma l'amicizia tra i due non si interrompe. Anzi. A sentire i magistrati si consolida. Tanto che quando D'Inzillo si da alla macchia, Mokbel gli finanzia la latitanza in Africa. Affascinato dagli ambienti di estrema destra Mokbel sostiene di essere ancora molto vicino a Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. Si vanta di averli «tirati fuori». Ma con l'inchiesta sulla telefonia (una storia di riciclaggio internazionale da 2 miliardi di euro) per Mokbel - già indagato per avere favorito l'elezione del senatore Di Girolamo - arriva anche la condanna a 15 anni di carcere: le indagini fanno emergere una rete di contatti tra lui ed esponenti della 'ndrangheta nella Capitale. Il suo nome torna comunque a rispuntare nell'inchiesta sulla fuga in Libano del senatore Marcello Dell'Utri. I due avrebbero avuto un progetto in comune: una dorata latitanza in Nuova Guinea.