Così Napolitano frena la spaccatura nel Csm

ROMA Lo scontro nella procura di Milano rischiava di «indebolire la credibilità ed efficacia dell'azione giudiziaria», e, soprattutto, di «atomizzare» l'attività stessa degli uffici delle procure italiane. Per cui era necessario fare chiarezza subito richiamando il Csm alle proprie funzioni. Ecco il cuore della lettera di Giorgio Napolitano al vicepresidente del Csm Michele Vietti alla vigilia di un plenum che rischiava di avere effetti devastanti. Una lettera riservata e della quale tanto si è parlato in questi giorni tra gialli ed indiscrezioni. Troppe «polemiche e strumentalizzazioni», deve aver pensato il presidente. Per cui ieri la decisione di rendere pubblico on-line l'intero testo proprio per evitare veleni e retropensieri sul ruolo del Colle. E ciò soprattutto dopo la decisione del Plenum di archiviare l'esposto dell'aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, che aveva accusato il procuratore Edmondo Bruti Liberati di averlo escluso da alcune inchieste chiave come quella sul caso Ruby. «Ha vinto la procura di Milano, che esce dalla vicenda rafforzata nella sua autorevolezza», aveva commentato Vietti. In realtà, nonostante la materia sia stata passata al pg della Cassazione, Gianfranco Ciani, competente per l'azione disciplinare, è proprio Robledo ad uscire indebolito dalla vicenda da lui stesso sollevata. Ma basta leggere la lettera di Napolitano per avere ben chiaro come il Csm abbia seguito con attenzione i suggerimenti del capo dello Stato. Napolitano non entra mai nel merito della vicenda. Ma il suo pensiero è chiaro. Il presidente della Repubblica ribadisce antiche convinzioni: «Ciò che deve caratterizzare gli Uffici di procura è l'impersonalità e l'unitarietà della loro azione, sicché i criteri organizzativi di ogni singolo ufficio requirente non possono essere intesi come rigide regole immodificabili, in quanto deve sempre consentirsi una equilibrata elasticità nella loro applicazione, volta sempre al miglior esercizio dell'azione penale nel suo complesso». Ciò chiarito, Napolitano conferma che serve «un pacato riconoscimento delle funzioni ordinatrici e coordinatrici che spettano al capo dell'Ufficio». Infatti, si legge ancora , «le garanzie di indipendenza interna del pubblico ministero riguardano l'ufficio nel suo complesso e non il singolo magistrato». Ma il passaggio che con tutta probabilità ha evitato la spaccatura del plenum del Csm è quello in cui si richiama una sentenza della Cassazione e si sottolinea che «la riorganizzazione degli uffici del pm ha costituito uno dei più significativi obiettivi della riforma dell'ordinamento giudiziario», che si caratterizza per «l'accentuazione del ruolo di capo del procuratore della Repubblica, sia sul versante organizzativo sia su quello dei procedimenti, e per la corrispondente parziale compressione dell'autonomia dei singoli magistrati dell'ufficio».