Merkel: il Patto di stabilità è già flessibile

di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Sul tavolo non c'è niente da discutere: le regole su deficit e debito degli Stati sono scritte nel Patto di stabilità e in quelli che gli sono succeduti, e fuori da quei binari non si va. Questa è la posizione di Angela Merkel, del presidente della Commissione Josè Manuel Barroso e dei rigoristi dell'Unione europea, ed è quella che passerà in Europa. Ieri la cancelliera tedesca ha parlato al suo Parlamento in vista del vertice dei capi di Stato e di governo dell'Ue di oggi a Ypres e domani a Bruxelles, ed ha spiegato che il Patto di stabilità e crescita, se a qualcuno non fosse ancora chiaro, non si tocca e le flessibilità se uno vuole chiamarle così, vanno trovate all'interno di quelle regole. Il Patto, ha detto Merkel, «costituisce un quadro eccellente: fissa regole chiare e offre una moltitudine di possibilità di flessibilità», che sono però quelle già conosciute in questi anni, non ne arriveranno di nuove. Anzi, ha spiegato ieri un uomo molto vicino alla cancelliera, il leader del Ppe al Parlamento europeo Manfred Weber: «L'Italia se farà le riforme strutturali alle quali sta lavorando, come quella del Senato, della legge elettorale, in economia, se dimostrerà di averle realizzate, allora potrà chiedere di approfittare delle flessibilità possibili». Dunque per ora niente anche se, spiega sempre Weber «Matteo Renzi è un partner importante, perché se fallisce lui non vediamo altre possibilità in Italia, e dunque vogliamo darli una mano, perché l'Italia è un Paese importante». Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, ha spiegato che allentare le regole e consentire l'accumulo di nuovi debito agli stati «sarebbe il peggior errore possibile». Sulla stessa linea è anche il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. «Le regole del Patto di stabilità e crescita - ha detto ieri - forniscono una sufficiente flessibilità» e «finora nessun governo ha proposto che siano cambiate». Certo, in Germania emerge, al di la delle parole di Merkel che parla di grande convergenza all'interno della Grande Coalizione, un qualche discrepanza rispetto alla linea più morbida, espressa sabato scorso a Parigi dal ministro dell'Economia, il social democratico Sigmar Gabriel. Ma, sostiene Weber, «sul tavolo non c'è niente da discutere, visto che i socialdemocratici hanno rinunciato all'idea di cambiare i Trattati, le regole sono quelle che ci sono, e non c'è nulla di cui discutere. Si applicheranno quelle». Anche perché, ha ammonito Merkel, bisogna stare attenti, la situazione nell'area dell'euro è ancora "fragile" ed è importante «per alcuni paesi di andare avanti con le riforme strutturali». Non ha parlato di Italia, ma chi deve capire ha capito. Intanto il presidente del Consiglio Matteo Renzi continua a preparare questo vertice europeo che tra oggi e domani dovrebbe vedere la candidatura di Jean Claude Juncker alla presidenza della Commissione e un avanzamento del dibattito sull'economia, in particolare su come rilanciare l'occupazione. Ieri ha visto il capo dello Stato Giorgio Napolitano, che gli ha sottolineato la necessità di arrivare a «un mandato di forte rinnovamento delle politiche dell'Unione Europea su cui si impegni il candidato presidente della Commissione». E rinnovamento, per Renzi, vuol dire ottenere nero su bianco, la possibilità di utilizzare la flessibilità. lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA