Legge elettorale, Renzi apre al M5S

di Maria Berlinguer wROMA «D'accordo per un nuovo incontro ma io vi proporrei di arrivarci con idee chiare: il M5S è disponibile a studiare un correttivo che consenta a chi vince di governare? Noi riteniamo che il vostro non lo garantisca». Matteo Renzi si congeda con una domanda e la promessa di un bis dallo streaming con i grillini. A sorpresa, il premier va all'appuntamento con Luigi Di Maio, vicepresidente grillino della Camera, con i capigruppo e l'estensore del "Democratellum", Danilo Toninelli. Il premier è possibilista sulle preferenze ma a patto che si trovi un meccanismo che garantisca la governabilità. E registra l'apertura dei pentastellati sul premio di maggioranza. Entro venerdì il Pd, promette Renzi, metterà sul web le sue proposte, poi ci sarà un nuovo incontro. Basta questo a mettere in allarme Berlusconi che sospetta tranelli per gettare alle ortiche il patto del Nazareno sulle riforme Costituzionali. Paolo Romani, il capogruppo del Senato di Fi che segue la trattativa con la Boschi su tutte le riforme, lascia intendere che la pazienza è finita. «Forza Italia ha assunto sin dall'inizio un ruolo determinante nel processo riformatore, la legge elettorale ha visto l'approvazione alla Camera proprio grazie ai voti decisivi di Forza Italia, l'accordo resta sull'Italicum e siamo pronti ad approvarlo al Senato nei tempi previsti», dice Romani lasciando intendere che se salta l'Italicum, come auspicano i grillini, salta l'intero impianto delle riforme. La delegazione del Pd rispetta le quote di genere. Con Renzi c'è il capogruppo dem a Montecitorio, Speranza e ci sono Debora Serracchiani e Alessandra Moretti. «Per noi prioritaria è la governabilità, poi vengono le preferenze», premette il premier ironizzando sul sistema elettorale proposto da M5S che evita accuratamente di chiamare Democratellum come fanno i pentastellati. «Il sistema Toninellum io lo definisco complicatellum o grandefratellum», dice puntando sul meccanismo, vigente solo in Svizzera precisa, di mettere un candidato fuori lista penalizzando chi lo propone e che i grillini vorrebbero introdurre. Il clima è sereno, lontanissimo dai precedenti streaming di Bersani con Lombardi e Crimi e di Renzi con Grillo. Le stoccate non mancano, certo, ma nei limiti. «Noi non abbiamo paura delle preferenze» avverte il premier citando le quasi 250mila preferenze della Moretti a fronte delle 189 ottenute da Di Maio alle parlamentarie grilline. «La nostra proposta è contro il voto di scambio, e non è una proposta a scatola chiusa, vogliamo sapere cosa ne pensate, noi pensiamo che la legge elettorale possa essere pronta in 100 giorni», ribatte Luigi Di Maio. «Abbiamo perso sei mesi» ma siamo contenti del dialogo», avverte Renzi che fissa i suoi paletti. Mai più inciuci, e mai più larghe intese. «Siete d'accordo ad affidare alla Corte costituzionale un parere preventivo sulla nuova legge elettorale?» chiede. Infine la vera sfida del premier a Grillo. «Volete ragionare o no sul futuro delle riforme costituzionali?». «Siamo disponibili» dice Di Maio chiedendo al governo di posticipare il termine in commissione sugli emendamenti che scade oggi alle 18. «Ma voi gli emendamenti li avete presentati o no? Benissimo allora discuteremo dei vostri e dei nostri», dice Al Senato però il percorso sulle riforme si complica. Non è più solo la questione dell'immunità per i senatori rimasta senza padri a impensierire il governo. Se Forza Italia prema l'acceleratore sulla riforma elettorale ora Ncd ha riproposto nei suoi emendamenti la questione della eleggibilità dei senatori e quella delle preferenze. Due questioni dirimenti anche per la minoranza Pd pronta a dare battaglia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA