Italia, lavoro a tappe forzate per non sfigurare coi partner
di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Mancano pochi giorni e inizierà il turno di presidenza italiana dell'Unione europea. Saranno sei mesi intensi, anche se non più decisivi come era una volta, fino al 2009 quando si introdusse la figura del presidente permanente del Consiglio Ue (il primo è l'attuale, il belga Herman van Rompuy). L'Italia, i ministri italiani, presiederanno i Consigli di settore, come agricoltura, sanità, industria, ma non più quello Esteri, che è appannaggio dell'Alto rappresentante dell'Unione per la politica estera o il Consiglio dei capi di Stato e di Governo, condotto da van Rompuy. Il ruolo italiano però potrà essere decisivo in tante trattative, poiché l'elaborazione di testi legislativi di mediazione tocca alla presidenza di turno, e Matteo Renzi avrà anche un ruolo, non di primo piano né formalizzato, ma che dipenderà comunque dalla sua abilità di negoziatore, anche nel lavoro di assegnazione delle cariche in scadenza, come i vertici di Commissione, Consiglio e Parlamento, i principali commissari, il presidente dell'Eurogruppo e così via. L'Italia intende, in questi sei mesi «segnare i prossimi cinque anni, indicare il percorso», ha detto Renzi. A Roma e a Bruxelles, nelle stanze nelle quali alacremente si lavora alla preparazione della presidenza si spiega che il fatto di aver avuto tre premier in tre anni non ha aiutato l'organizzazione. Si racconta anche che a febbraio, dunque con un congruo anticipo, il calendario del semestre fosse stato fissato, e con lui la complessa organizzazione che ne consegue. Renzi però ha fermato tutto appena entrato a Palazzo Chigi, e su molti fronti ha chiesto di rivedere tutto il lavoro fatto. Non c'è stata gioia per questo, ma testa bassa e pedalare, si è rimessa in moto la macchina e da un mesetto circa il calendario è quasi fatto. Sempre in ritardo rispetto alle abitudini di Bruxelles, ma ne circola una bozza. Per far fronte all'organizzazione sono state assunte a tempo determinato, cioè da aprile a fine dicembre, 20 persone che dovranno dare una mano ai diplomatici responsabili dei vari settori: scuola, comunicazione, pesca, giustizia, industria e così via. A giudicare dai curricula è personale altamente qualificato. I tagli di bilancio non hanno permesso di fare come i polacchi: Un palazzo tutto nuovo, ecosostenibile, e un centinaio di diplomatici e funzionari in più per l'occasione. Ci sono anche due autisti, che però si vocifera non siano proprio due profondi conoscitori delle strade di Bruxelles. Ma la città è piccola. Più difficile è l'ostacolo linguistico. Almeno due ministri, si racconta, non sanno l'inglese. Poletti e Martina, in particolare. Il primo non lo parla neanche un po' e dunque non vuol venire a presiedere i consigli Lavoro, preferisce mandarci il diplomatico che se ne occupa a Bruxelles o un sottosegretario. Martina ne mastica un po', ma è molto incerto e chiede sempre aiuto e traduzioni. Chi l'inglese lo sa molto bene è Sandro Gozi, sottosegretario agli Affari europei, ma ha tutte le deleghe come fosse un ministro. Si racconta invece che tra i due non scorre buon sangue, e forse mai sono stati visti insieme a Bruxelles. Gozi è uno bravo, che conosce le cose e che ama l'Unione europea. È un diplomatico che ha dato le dimissioni dalla Farnesia dopo aver vinto il concorso alla Commissione, poi è stato nel gabinetto di Prodi presidente dell'esecutivo comunitario e infine, restando un prodiano "dentro" è diventato deputato nella scorsa legislatura e lo è anche in questa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA