Grillo-Farage, è matrimonio in Europa
BRUXELLES Il Movimento 5 Stelle e l'Ukip sfuggono al rischio dell'oblio politico nel Parlamento europeo. Esultano Beppe Grillo e Nigel Farage. Svanisce l'incubo di finire tra «non iscritti» che a Strasburgo sono di fatto eurodeputati di serie B. La svolta, proprio mentre montavano i dubbi che Farage potesse spuntarla sui conservatori inglesi, determinati a fargli pagare la sconfitta alle europee ed impegnati in una forsennata campagna acquisti in tutta Europa a favore del loro gruppo Ecr. Ieri pomeriggio invece Farage ha annunciato a sorpresa di essere riuscito a convincere altri cinque partiti ad unirsi a Ukip e pentastellati nel gruppo euroscettico Efd, «né di destra, né di sinistra» come lo definisce il capogruppo Ignazio Corrao. La formazione conterà su 48 eurodeputati di sette diversi paesi e forse cambierà nome per marcare l'abbandono dell'ideologia di destra. Farage e Grillo battono sul tempo anche l'eventuale annuncio di Marine Le Pen, che con la Lega sta invece cercando di costruire un gruppo euroscettico di duri anti-euro e anti-immigrazione. «Saremo la voce del popolo», «faremo di tutto per cambiare il più possibile a Bruxelles» e a casa spiegheremo alla gente «i danni che la regole europee fanno alla vita della gente comune», dice il leader britannico che ha messo in un angolo David Cameron. Esulta Beppe Grillo, che parla di «una grande vittoria per la democrazia diretta». In una dichiarazione riportata nel comunicato di annuncio dello Efd il leader M5S aggiunge: «Per la prima volta in Europa i cittadini hanno scelto i loro portavoce ed hanno detto loro dove stare nel Parlamento europeo». Addio alle polemiche per il mancato apparentamento con i Verdi, insomma. «Ora - promette Grillo - cominceremo a lavorare nelle Commissioni parlamentari e faremo in modo che la voce della gente sia sentita dalle Istituzioni europee, senza intermediari. This is great!». Per formare un gruppo al Parlamento europeo sono necessari almeno 25 deputati (Ukip con 24 e M5S con 17 arrivano da soli a 41) provenienti da partiti di almeno sette diversi paesi. Fino a martedì sera il conto arrivava solo a cinque paesi: oltre a britannici e italiani, un ceco, due lituani ed una lettone. Decisivi per la formazione del gruppo, sono stati gli «ingaggi» dei due deputati dei Democratici Svedesi (Kristina Winberg e Peter Lundgren, che nel loro curriculum chiedono una politica dell'immigrazione «più responsabile» e rifiutano l'etichetta di xenofobi e razzisti) ma soprattutto della francese Joelle Bergeron Guerpillon.