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pavia Il Depaoli in bici che ricorda mio papà nLeggendo la Provincia Pavese del dopo elezioni non ho potuto trattenermi dallo scrivere. Da tanto tempo non provavo una gioia così sincera e intensa per una vittoria elettorale. Guardando la foto di Massimo Depaoli sulla sua bicicletta nera non ho potuto che tornare indietro nel tempo rivedendo in lui un po' mio padre, Angelo Lepore. Mi sento con questa lettera di ricordarlo ai cittadini e di paragonarlo un po' a Depaoli. Mia padre ha amato immensamente la sua città, ha lottato per lei. Ricordo l'impegno e la passione che metteva nel portare avanti le sue idee con un'onestà che gli veniva riconosciuta da tutti ma che, forse, non è stata capita e apprezzata. Si impegnava fin a notte fonda nei Consigli Comunale e, come Depaoli in questi giorni, il mattino dopo era presente sul suo posto di lavoro. Leggendo l'analisi di Stefano Pallaroni, nel leggere che "forse i tempi sono cambiati" mi ha colto una riflessione. Sì, credo che veramente i tempi siano cambiati, credo sia giunto il tempo della voglia di onestà, correttezza e giustizia. E per questo, signor Sindaco, le chiedo di diffondere e affermare nella nostra città questi valori a cui era fortemente legato mio padre, che purtroppo ora non c'è più. Le stringo la mano augurandole buon lavoro certa anche mio padre sarebbe stato lieto di farLe lo stesso sincero augurio. Congratulazioni a lei e a tutti i suoi collaboratori. Maria Teresa Lepore IL CASO Una presunta sindrome e 6 anni di odissea nIl 25 gennaio 2008 mi sottoponevo in una struttura sanitaria di Pavia a un elettrocardiogramma che mi era stato prescritto. Finito l'Ecg mi si presenta una dottoressa e mi dice: «Ma lo sa che lei può morire?». Io allibito chiesi il perchè: ho sempre fatto sport a livello agonistico, non ho mai avuto sintomi, non uso farmaci. «Presunta sindrome di Brugada: può avere una diminuzione del battito che provoca svenimento e un'accelerazione che provoca morte improvvisa». Prenoto due nuovi esami. Test alla fleicanide: risulto positivo. Chiedo se avrei potuto continuare a fare sport agonistico: mi dicono che se il secondo esame - studio elettrofisiologico - risulterà negativo potrò proseguire l'attività. Terminato questo secondo esame, mi dicono che è tutto ok: la dottoressa mi consiglia di portare la cartella clinica con me all'atto della visita sportivo agonistica e che non avrei avuto problemi a ottenere l'idoneità. Alla vita sportiva, dopo l'Ecg sotto sforzo, il medico mi dice che è tutto a posto ma non mi può dare il certificato di idoneità. Da allora sono passati sei anni, ho visto molti medici, ho fatto molti altri esami, ho ricevuto sempre le stesse risposte - non si preoccupi, non ha nulla, questa sindrome è presunta ecc. - e mi sento sempre più preso in giro. Uno dei tanti dottori che ho visto mi ha detto: «Tu per la legge sei malato, però non hai nulla». E così da sei anni mi viene negato di fare sport e le risposte sono sempre queste: non ho nulla. E allora perchè non mi date l'idoneità? Ditemi: sono ammalato o non ho nulla? Ho deciso che non farò più esami, non ne posso più di questa presa per i fondelli. Su questa maledetta (e presunta) sindrome di Brugada credo anche che esista un alto tasso di non conoscenza da parte dei medici: mi sono stati negati anche semplici certificati di sana e robusta costituzione solo sentendola nominare. E se questa è l'italia, mi vergogno di essere italiano. Lettera firmata politica Cofferati in Europa e io sono deluso nSono profondamente deluso per la riconferma di Sergio Cofferati al parlamento europeo. A livello generale, risulta quantomeno vergognoso che sindacalisti, al termine del loro mandato, si candidino in politica (e gli esempi si sprecano); ma il caso Cofferati a me pare emblematico. La storia. L'ex sindacalista, dopo aver lasciato la guida della Cgil, rientra a lavorare alla Pirelli per un breve periodo. Nel 2004 si candida a sindaco della città di Bologna e viene eletto con il 55,9% di preferenze. Quale primo cittadino della città felsinea si contraddistingue per discutibili provvedimenti che lo portano in contrasto con parte della compagine del governo cittadino che presto lo abbandona. Evidentemente si rende conto che fare il sindaco di una città come Bologna è ben diverso che fare il segretario generale di un sindacato. A questo punto lascia la carica di sindaco, dichiarando che non intende ricandidarsi alla successisa tornata elettorale, adducendo di volersi traferire a Genova per ricongiungersi alla propria compagna e al proprio figlio, nato da poco tempo. Volontà più che legittima. Ma, guarda caso, nel 2009, l'ex sindacalista ed ex sindaco di Bologna si candida al parlamento europeo e viene eletto. Mi viene un sospetto: che Bruxelles sia più vicina a Genova che Bologna a Genova. Allora si dica chiaramente quali i veri obiettivi personali politici che si intende perseguire nella vita; non si mascheri il tutto, sotto il sentimentalismo e l'appello familiare. Ecco perchè non plaudo alla sua riconferma a Bruxelles. Siro Zangrandi Sanità Luci e ombre nello stesso ospedale nDesidero ringraziare un reparto del nuovo Dea del San Matteo, quello di Medicina Interna (n°11). Tutto il personale opera quotidianamente con professionalità e rispetto nei confronti di tutti i pazienti, e in particolare di mio padre che - cardiopatico, diabetico, e con una broncopolmonite non diagnosticata - è stato ricoverato lì dopo 30 ore passate in pronto soccorso, dove era stato parcheggiato dietro una parete senza i dovuti controlli nonostante la febbre alta. A malincuore, devo denunciare l'inadeguatezza del Pronto Soccorso di un ospedale, come il San Matteo, di fama internazionale. Nicoletta Massarotti