Mose, forse sarà sentito anche Tremonti

di Giorgio Cecchetti wVENEZIA Le attività d'indagine in Procura proseguono e filtra la notizia che potrebbe essere sentito, in qualità di persona informata sui fatti, l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti: a lui gli inquirenti dovrebbero porre numerosi quesiti sul suo ex braccio destro, già ufficiale della Guardia di finanza e deputato di Forza Italia Marco Milanese. Per il quale, tra l'altro, i pubblici ministeri Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini hanno anche chiesto l'arresto il 2 dicembre dello scorso anno, richiesta poi revocata. Nelle 711 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare il nome di Milanese spunta varie volte, a parlarne sono Claudia Minutillo, Giovanni Mazzacurati e Piergiorgio Baita. La prima addirittura afferma che «Quella volta che la Guardia di finanza arrivò in Consorzio Nuova a fare l'ispezione e Neri aveva nel cassetto 500 mila euro da consegnare, dissero, perché io non ero presente, mi raccontarono: "Pensa che c'era Neri che aveva nel cassetto 500 mila da consegnare a Marco Milanese per Tremonti e li buttò dietro l'armadio", la Guardia di finanza sigillò l'armadio e la sera andarono a recuperarli». E ancora: «Tra i destinatari delle somme raccolte dal Mazzacurati (… omissis…) e Marco Milanese uomo di fiducia del ministro Tremonti. A quest'ultimo era destinata la somma di 500 mila euro che l'ingegner Neri conservava nel suo ufficio». Mazzacurati, inoltre, ha spiegato nei suoi interrogatori che erano ricorsi a Milanese, grazie all'intervento del vicentino Roberto Meneguzzo della "Palladio Finance»", per sbloccare i finanziamenti che il governo doveva concedere per le opere alle bocche di porto della laguna. E Milanese aveva fatto incontrare l'ingegnere con il ministro dell'Economia di allora. Non solo, aveva potuto avere colloqui anche con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta (allora capo del governo era Silvio Berlusconi). Milanese aveva, dunque, un potere enorme e non per le sue capacità, ma a causa del suo stretto rapporto con Tremonti. Il giudice Alberto Scaramuzza, comunque, ha scritto che non c'è nulla di penalmente rilevante per gli incontri di Mazzacurati con il ministro e il sottosegretario. Tra le migliaia di intercettazioni c'è un colloquio che svela una circostanza davvero curiosa ed unica. Nella storia di tangentopoli, sia quella vecchia che in quella attuale, solitamente le mazzette raccolte tra le cooperative rosse andavano ai partiti di sinistra mentre quelle raccolte dalle altre imprese venivano distribuite a tutti, ma in particolari ai partiti di centrodestra. Da un'intercettazione ambientale colta grazie ad una microspia sistemata negli uffici del Consorzio Venezia nuova gli inquirenti scoprono invece che Pio Savioli, che nel Consorzio è un dirigente e rappresenta il Coveco, cioè le coop rosse e lui stesso ha una storia che parte dal Pci, racconta al veneziano Andrea Rismondo, di essersi fatto consegnare 150 mila euro da quelli della Cooperativa San Martino di Chioggia e «della successiva destinazione delle somme di denaro al Pdl e dei conseguenti positivi vantaggi tramite l'ingegner Brotto in ragione della colleganza politica». Questa la registrazione riportata nei documenti processuali. «Savioli: …altre robe che ci siamo già detti sto facendo il giro per distribuire…(ride ndr) cosa vuoi vabbé…uno di questi giorni mi mettono in galera e buttan via la chiave… primo non facciam niente di illegale ma… e… tieni conto che io poi… sappimi dire la settimana prossima… (...) Rismondo: adesso queste cose sempre… un po' al limite Savioli: ma adesso… incomprensibile… perché vuole fare la capa… Savioli: no ma sai siccome al partito suo (Pdl ndr) gli ho appena portato io 150 mila. Rismondo: eh Savioli: e lei sa che glieli ho portati io». ©RIPRODUZIONE RISERVATA