Fassino difende Orsoni. Il M5S: larghe intese in manette

di Maria Rosa Tomasello wROMA Matteo Renzi sceglie il silenzio, ma è mattina quando, a poche ore dal ciclone giudiziario che investe il Veneto, incontra il presidente dell'Autorità anti-corruzione Raffaele Cantone per la vicenda Expo, trovandosi con la nuova gatta da pelare. Per il governo, che il mese scorso ha istituito un tavolo per riscrivere il codice degli appalti, a parlare è il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi: «La corruzione va combattuta fortemente ma sarebbe irresponsabile pensare che il Mose resti un'incompiuta, l'opera va finita» dice, mentre il titolare del Viminale Angelino Alfano commenta: «Ad altri partiti non è stato riservato il privilegio di aspettare il voto (Paolo Romano dell'Ncd è stato arrestato alla vigilia delle europee, ndr): credo che la procura sia stata molto corretta». «Le procedure non funzionano fino in fondo, credo che il primo compito del comitato anti-corruzione sia questo» avverte il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti. Davanti all'arresto del sindaco Giorgio Orsoni, il Pd si ritrova sgomento, tra giudizi sospesi e difese convinte, come quella del presidente dell'Anci Piero Fassino: «Chiunque conosca Orsoni e la sua storia, non può dubitare della sua onestà» si schiera. Pina Picierno, responsabile Legalità, ricorda che la corruzione costa ogni anno 60 miliardi: «La politica non può arrendersi» dice, chiedendo «la modifica della normativa sugli appalti e la reintroduzione del falso in bilancio». Sotto accusa sono i lavori in emergenza o in deroga: creano «un'area opaca» in cui possono «proliferare corruzione e infiltrazioni» sostiene Laura Puppato, mentre l'ex magistrato Felice Casson sollecita «prevenzione e dei controlli mentre si fanno le opere». Massimo Cacciari, predecessore di Orsoni, ricorda i suoi allarmi inascoltati durante i governi Prodi e Berlusconi: «Le procedure non permettevano alcun controllo da parte degli enti locali». Sulle barricate il M5S: chiede il voto favorevole alla richiesta d'arresto del deputato di Forza Italia Giancarlo Galan e parla di «larghe intese in manette»: «Sul Mose abbiamo sempre mostrato preoccupazioni. Cos'altro devono fare i partiti per non meritare più il voto?» chiede Luigi Di Maio. Da Forza Italia Deborah Bergamini mette invece in guardia da «spettacolarizzazioni»: «Siamo certi che Galan saprà dimostrare la propria estraneità» afferma, mentre Giovanni Toti commenta: «Siamo alla vigilia di importanti ballottaggi, mi auguro che i magistrati si siano mossi coi piedi di piombo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA