Lavoro, dati choc Disoccupazione ai massimi dal 1977
di Maria Rosa Tomasello wROMA L'Italia continua a scivolare indietro sul piano inclinato della crisi, segnando un nuovo record storico negativo. Nel primo trimestre del 2014, secondo i dati non destagionalizzati diffusi dall'Istat, il tasso di disoccupazione raggiunge il 13,4%, in crescita di 0,8 punti rispetto allo stesso periodo del 2013. È il valore più alto dall'inizio delle serie trimestrali, nel 1977, con 3 milioni 487mila persone rimaste senza lavoro, con un aumento di 212mila unità in un anno. In un quadro a tinte sempre più fosche, è drammatica la situazione dei giovani: tra i ragazzi dai 15 ai 24 anni la disoccupazione sale al 46%, segnando anche in questo caso un record. Le percentuali toccano il loro picco nel Sud, dove la disoccupazione vola al 21,7%, raggiungendo il 60,9% tra i giovani. E gli "scoraggiati", chi non cerca più perché è certo di non trovare un impiego, salgono a 1 milione 948mila. I dati di aprile - destagionalizzati e quindi non comparabili con quelli trimestrali, spiega l'Istat - confermano che l'economia ristagna. Il tasso di disoccupazione è fermo al 12,6%, stabile rispetto a marzo, ma in aumento di 0,6 punti su base annua. Quello degli under 25 sale al 43,3% (+0,4% su mese e +3,8% punti su anno). Gli occupati (22milioni 295mila) calano in aprile dello 0,3%, meno 68 mila in un mese, e dello 0,8% su base annua, meno 181mila posti. Davanti a cifre da abisso, il più duro è il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: «Non raccontiamoci storielle, stiamo strisciando sul fondo» commenta, mentre i sindacati chiedono una svolta. «Basta ragionare di tagli: bisogna ragionare di crescita e di lavoro» dice la leader Cgil Susanna Camusso, che definisce «molto grave» la crescita «della diseguaglianza tra nord e sud». «Senza un cambio di passo difficilmente si vedranno miglioramenti. Non mi sembra che il 2014 sia l'anno della svolta» sostiene il segretario della Uil Luigi Angeletti, mentre la Cisl parla di cifre «da allarme rosso» e chiede una «forte spinta per far ripartire gli investimenti». In Parlamento M5S, Sel e Lega chiedono al governo di riferire urgentemente in aula alla Camera: «Ci dicano come si crea lavoro, perché il decreto appena approvato non ne creerà nemmeno uno» sostiene Giorgio Airaudo, Sel. Dall'istituto Nomisma un avvertimento: una manovra correttiva peggiorerebbe la situazione. Davanti alla stampa estera, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan non nasconde che la crescita «è molto debole», mentre serve crescita per sostenere le finanze pubbliche ed «è indispensabile ridurre il debito pubblico». È arrivato il momento «di fare sul serio» sulle riforme strutturali, sottolinea Padoan, che in serata incontra a Palazzo Chigi il premier Matteo Renzi: «O vivacchiare, o accelerare la crescita». Il governo, conferma, manterrà l'obiettivo delle privatizzazioni fissato nel Def, pari allo 0,7% del Pil l'anno dal 2014. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti invita a tenere conto «che parliamo degli esiti del trimestre in cui il Pil è sceso dello 0,1% , per cui l'occupazione si è allineata a quel dato» e parla di numeri figli della crisi «che abbiamo alle spalle», ma non nasconde le difficoltà: «Abbiamo bisogno di una ripresa molto più forte, altrimenti una piccola ripresa in questa fase non produce occupazione». L'obiettivo, afferma, è «produrre entro fine anno almeno il cambio di segno». ©RIPRODUZIONE RISERVATA