Expo, in una e-mail gli affari di Greganti

MILANO La presunta «cupola degli appalti» sarebbe riuscita ad inserirsi anche nei lavori per la cosiddetta "Piastra" dell'Expo, l'appalto più rilevante aggiudicato per 149 milioni di euro e giunto ormai ad oltre il 50% di realizzazione. A quell'infrastruttura, che è la piattaforma di base su cui si sviluppa il sito espositivo, avrebbe lavorato, infatti, stando ai nuovi particolari che emergono dalle carte dell'inchiesta, anche una cooperativa legata a Primo Greganti. Quel "compagno G" che, secondo un'intercettazione, era l'uomo che governava «le coop rosse» come un «martello» e che avrebbe stipulato addirittura un contratto, con tanto di «provvigioni», con il colosso delle costruzioni del mondo cooperativo, la Cmc di Ravenna. Un altro appalto dell'Expo, dunque, diverso da quelli già venuti a galla dall'inchiesta (tra cui la gara per le "architetture di servizi"), potrebbe aver subito i condizionamenti delle presunta associazione per delinquere che vedeva in prima linea, oltre a Greganti, anche l'ex parlamentare Dc Gianstefano Frigerio e l'ex senatore di Fi, Luigi Grillo. Grillo che, secondo quanto diceva in una telefonata Sergio Cattozzo, ex esponente Udc e presunto "corriere" delle tangenti, avrebbe avuto «consolidate aderenze» e «rapporti diretti» anche «con Lupi», ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Intercettazione questa, come molte altre nelle quali la «squadra» fa nomi di politici, che gli inquirenti valutano con cautela perché potrebbe trattarsi di millanterie. È in un'informativa della sezione polizia giudiziaria della Guardia di Finanza, invece, che compaiono una serie di intercettazioni nelle quali il "compagno G" parla con Fernando Turri, rappresentante legale di Viridia, coop di Settimo Torinese attiva dal '92 e che opera in vari settori, delle costruzioni alla produzione di energia. I finanzieri scrivono che Viridia «assume rilevanza con riferimento a buona parte delle vicende attenzionate» dai pm Claudio Gittardi e Antonio D'Alessio: la società, infatti, era interessata anche «alla realizzazione della Città della Salute» e «agli appalti» di Sogin. E soprattutto, pur «non essendo palesemente ricompresa nel raggruppamento di imprese», capeggiato dalla Mantovani Spa, che vinse l'appalto per la "Piastra" (appalto citato anche nelle carte dell'inchiesta che a marzo ha portato in carcere l'ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni), Viridia ha «svolto dei lavori nel sito di Expo 2015, verosimilmente in qualità di consorziata del Consorzio Veneto Cooperativo». Il responsabile di Viridia poi, secondo la Gdf, «avrebbe partecipato» anche ad almeno due incontri con Greganti e con l'allora manager di Expo 2015 spa, Angelo Paris: uno del 20 dicembre 2013 e un altro del 29 gennaio 2014 per discutere della realizzazione dei padiglioni. Greganti, scriveva Paris in un sms, «è uno che governa le coop rosse che, al momento, performano male su Expo...e quindi lui è il martello che le fa rigare». E questi stretti collegamenti tra l'ex funzionario Pci e le coop sembrano acquistare anche maggior peso con il ritrovamento da parte della Gdf del testo di un «accordo di partnership sottoscritto da Seinco En-ri srl», società riconducibile a Greganti, con la Cmc di Ravenna che, tra l'altro, costruirà il padiglione della Francia per l'Expo (oltre ad essersi già aggiudicata l'appalto per la "rimozione delle interferenze"). Il 14 febbraio scorso, infatti, spiega la Gdf in un'annotazione, Greganti inviò una e-mail a Dario Foschini, ad di Cmc, contenente il testo di un contratto che riconosceva «sostanzialmente da parte di Cmc un concorso in spese di ufficio per sei mesi e, soprattutto, «una provvigione sulle attività e progetti frutto del presente accordo che (...) non potrà essere inferiore all'1% del valore delle operazioni portate a buon fine». Per l'inizio della prossima settimana, intanto, sono fissati due interrogatori decisivi per lo sviluppo delle indagini: lunedì i pm sentiranno Paris e martedì Cattozzo, l'uomo della presunta «contabilità delle mazzette». Intanto l'imprenditore Enrico Maltauro, incontrando in carcere il consigliere regionale M5S Stefano Buffagni, avrebbe detto: «Ilsistema delle grandi opere è marcio e corrotto, ed è il risultato di vent'anni di Berlusconi. Se vuoi entrare devi pagare».