Scajola parla, sette ore di interrogatorio

ROMA Interrogatorio secretato. Claudio Scajola ha parlato. E lo ha fatto per quasi sette ore. E deve aver detto cose interessanti sui suoi collegamenti con l'ex parlamentare latitante Amedeo Matacena e sua moglie Chiara Rizzo, se il sostituto procuratore nazionale antimafia Francesco Curcio e il pm della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, che coordinano l'inchiesta, hanno deciso di secretarlo. A dare qualche risposta, invece, all'uscita dal carcere di Regina Coeli, dove l'ex ministro è recluso, sono stati i suoi legali. «È stato un interrogatorio sereno, lungo e articolato e Scajola ha risposto a tutte le domande sui fatti che gli sono stati contestati» ha detto l'avvocato Giorgio Perroni. «Scajola ci teneva a chiarire e spiegare tutto» ha aggiunto l'altro difensore, Eleonora Busuito, precisando che non gli sono stati contestati nuovi reati. L'interrogatorio di ieri, è capitato nello stesso giorno in cui un'inchiesta sulla camorra in Toscana ha portato all'arresto di 18 persone, tra cui due agenti di polizia, in servizio uno a palazzo Chigi e l'altro alla Camera dei deputati. Voci non confermate parlano di collegamenti tra gli arresti e l'ex ministro. I due agenti, finiti ai domiciliari, sono accusati di violazione del segreto istruttorio nell'ambito di indagini della Dda di Napoli sulle infiltrazioni della camorra casalese in Versilia. Gli inquirenti intenderebbero fare luce sull'eventuale esistenza di un apparato deviato dello Stato «specializzato» nel fornire notizie coperte da segreto. E il nuovo filone d'indagine sarebbe destinato ad incrociarsi con la vicenda della latitanza di Amedeo Matacena, nella quale è coinvolto Scajola. Secondo i magistrati della Procura di Reggio Calabria, Scajola, arrestato giovedì scorso, era parte di un complesso sistema criminale, «destinato inoltre ad acquisire e gestire informazioni riservate, fornite da numerosi soggetti in corso di individuazione collegati anche ad apparati istituzionali e canalizzate a favore degli altri componenti della ramificata organizzazione». È qui che si inserisce l'ipotesi investigativa degli inquirenti partenopei, impegnati a verificare se tra i «soggetti in corso di individuazione», di cui parla la procura calabrese, possano figurare anche i due agenti, accusati di favoreggiamento e rivelazione di segreto ad alcune persone ritenute legate al clan dei Casalesi. Al momento, comunque, il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovanni Colangelo, ha fatto sapere che «non sono emersi riferimenti a Scajola e Matacena». All'agente Franco Caputo, napoletano di 56 anni, in servizio alla presidenza del Consiglio (ufficio tecnico logistico gestionale) il pm della Dda di Napoli Cesare Sirignano ha contestato di avere fornito a persone indagate, ritenute affiliate al clan dei Casalesi, informazioni su attività di intercettazione nei loro confronti. Al poliziotto in servizio alla Camera (Ispettorato Generale di Ps), Cosimo Campagna, 57 anni, di San Pancrazio Salentino (Brindisi), è stata contestata l'illecita introduzione nella banca dati per verificare i precedenti penali di una persona e acquisire informazioni su eventuali procedimenti penali e indagini nei suoi confronti. A dare forza all'ipotesi di una diffusione di informazioni riservate ci sarebbe una circostanza: Ciro Manna, carrozziere del Casertano, arrestato ieri, ritenuto in contatto con i «capizona» dei casalesi, avrebbe bonificato le auto di presunti affiliati al clan dalle spie installate dalla forze dell'ordine, dopo avere avuto la «soffiata» da Caputo.