Tra gli amatori boom di droghe fai-da-te

«Non vedo, al momento, strade percorribili per combattere il fenomeno dei doping tra gli amatori. Dobbiamo lottare contro interessi enormi, pochi controlli, ma soprattutto contro il libero arbitrio degli individui: come si fa a cambiare la testa a un cinquantenne che si sente qualcuno partecipando alla corsa in bicicletta della domenica o alla maratona preparata dopo mesi e mesi di sacrifici?». A sostenerlo è Sandro Donati che agli studenti intervenuti al Campus Aquae non ha regalato facili illusioni: «Il fenomeno del doping è ben lungi dall'essere sconfitto anche perché è difficilissimo intaccare il mito dello sportivo, un mito alimentato da un'industria dotata di risorse inesauribili. E quindi: se siamo innamorati delle star, se abbiamo un rapporto acritico con i divi dello sport, non dobbiamo nemmeno porci il problema del doping. Se invece abbiamo a cuore la verità, dobbiamo chiederci cosa sta dietro a certe prestazioni». I ciclomatori e i podisti della domenica sono tra le categorie più a rischio: «Perché è diffusissimo il fai da te, l'automedicazione. A Roma c'è stato il caso di due fratelli con la passione per la bicicletta che dopo aver assunto un ormone della crescita prodotto in Cina si sono entrambi ammalati di epatite fulminante: uno è morto, l'altro è sopravvissuto grazie al trapianto». I rischi per la salute sono elevatissimi: «L'Epo, che porta a un addensamento del sangue, causa danni cardiaci rilevanti, tanto più tra gli sportivi che hanno superato gli anta. Gli anabolizzanti, anche in questo caso c'è una vasta letteratura scientifica, sono all'origine di processi cancerosi».