Inceneritore, la A2a ricorre al Tar contro i Comuni
CORTEOLONA Si costituisce in giudizio A2A Ambiente e chiede che il Tar, a cui si erano rivolti 16 Comuni del Basso pavese per bloccare l'ampliamento dell'impianto di Corteolona, consideri inammissibile il ricorso presentato dalle amministrazioni comunali. Nell'atto di costituzione, la società, rappresentata e difesa dagli avvocati Fabio Todarello e Alice Colleoni del Foro di Milano, domanda al Tribunale amministrativo regionale di dichiarare "improcedibile e comunque infondato il ricorso". Ricorso che chiede l'annullamento della Via, rilasciata dalla Regione con cui viene considerato compatibile, dal punto di vista ambientale, «il progetto di una centrale di produzione di energia elettrica da combustione di rifiuti non pericolosi». Richiesto anche l'annullamento di precedenti autorizzazioni rilasciate dalla Provincia. Si tratta della Valutazione d'impatto ambientale per l'impianto di inertizzazione del centro integrato e della Via per l'ampliamento, in sopralzo, della discarica di rifiuti non pericolosi. «Riteniamo discutibili anche le autorizzazioni date dall'ente provinciale – precisa Elio Grossi, sindaco di Santa Cristina –. Per questo chiediamo di annullare tutti gli atti che riguardano l'inceneritore e il centro integrato. Sappiamo di batterci contro un colosso, una multinazionale potente, ma siamo convinti che la nostra sia una battaglia giusta. In parallelo portiamo avanti altre strategie con l'obiettivo di tutelare l'ambiente e la salute, ma anche di migliorare la ridistribuzione delle risorse». «Il ricorso presenta motivazioni forti – sottolinea Enrico Berneri, sindaco di Monticelli e presidente della Consulta ambientale -. Peraltro il Pirellone sembra essere stato molto sensibile agli interessi economici degli investitori». Aspetto sanitario e aspetto ambientale: sono questi alcuni dei punti su cui si poggia il ricorso preparato dall'avvocato Paola Brambilla, legale dei Comuni e presidente Wwf Lombardia. Ma davanti al Tar verrà anche sollevata una questione di legittimità costituzionale. La normativa regionale avrebbe infatti violato il divieto di frazionamento della Via, imposto dalle norme europee. Mentre in Regione era in corso la procedura di Via, in Provincia erano aperti altri due procedimenti di valutazione d'impatto ambientale. Stefania Prato