Una donna al posto di Barroso?

BRUXELLES Manca poco, tra 33 giorni si apriranno in Italia le urne per le elezioni del Parlamento europeo, ma il clima tarda a scaldarsi. Questa volta però c'è qualcosa di nuovo per cui votare, anche se i tre maggiori partiti a Strasburgo (popolari, socialdemocratici e liberali) stanno già lavorando ad una sorta di grande inciucio che rischia di deludere gli elettori. Questa volta, grazie al Trattato di Lisbona, le elezioni saranno più importanti del solito perché i governi dovranno indicare il presidente della Commissione europea "tenendo conto" dei risultati, cioè, con un'attenzione particolare all'orientamento espresso dagli elettori. Il Parlamento però è andato oltre, e ognuno dei 5 principali partiti ha proprio indicato un nome di candidato: Jean-Claude Junker Ppe, Martin Schulz Pse, Guy Verhofstadt liberali, José Bové e Ska Keller verdi, Alexis Tsipras sinistra. Dunque tra il 22 e il 25 maggio 400 milioni di elettori europei voteranno per un Parlamento che dovrebbe finalmente dividersi ed assumere così un vero ruolo politico, con la scelta di sostenere una maggioranza di destra, di sinistra, di centro? Neanche per sogno, i tre capigruppo dei maggiori partiti (Ppe, Pse e Alde, i liberali) hanno già firmato un patto, solo tra loro, che dice che tra loro sceglieranno il candidato alla Commissione da proporre ai governi. Un inciucio, si direbbe in Italia, un accordo pre-elettorale per continuare a difendere i propri spazi di potere, tagliando fuori le altre forze politiche. Come andrà a finire? Visto il crollo dei popolari e la modesta crescita dei socialisti il patto terrà, per salvare il salvabile. Per le due posizioni principali a Bruxelles, presidente della Commissione e del Consiglio europeo, il gioco è aperto, ma questa volta uno deve essere del Ppe e uno del Pse, il monocolore popolare è finito. Mentre Juncker desidera, ed è desiderato, al Consiglio, c'è un veto britannico su Martin Schulz, visto come troppo europeista, e dunque se alla Commissione andrà un socialista la soluzione potrebbe essere una donna, che risolverebbe anche la questione della mancata presenza femminile ai vertici dell'Ue. Serve una figura non "ingombrante", un Josè Manuel Barroso al femminile. Potrebbe essere la premier danese Helle Thorning-Schmidt, socialdemocratica e nuora dell'ex commissario europeo laburista britannico Neil Kinnok, cosa gradita a Londra; con la scusa del veto britannico si potrebbe superare Schulz (che resta al Parlamento?) non amato anche da altri, a partire da Angela Merkel, e senza un passato da premier. Il servizio esterno, l'ufficio diplomatico dell'Ue, sembra la casella perfetta per un rappresentante dell'Est, paesi ai quali spetta qualcosa. Il candidato più accreditato è Radoslaw Sikorski, polacco, popolare e con un ottimo curriculum. (l.r.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA