Taglio Irpef da 80 euro Renzi: «Gufi smentiti»

di Gabriele Rizzardi wROMA «Smentisco i gufi e i rosiconi. Le copertura ci sono e i mitici 80 euro in più in busta paga a partire da maggio sono una misura che non è una tantum ma strutturale, come è strutturale il processo del taglio alla spesa. La rivoluzione è appena cominciata e noi andiamo avanti come treni». Matteo Renzi si presenta nella sala stampa di Palazzo Chigi con un'ora e mezza di ritardo rispetto alla tabella di marcia fissata fin dal mattino con un tweet e prova ad uscire dall'imbarazzo con una battuta. «Più che l'ora x è l'ora y...» dice il premier, che ha appena presieduto il consiglio dei ministri più atteso, quello che ha varato il decreto sull'Irpef con cui Renzi punta a vincere le elezioni europee. Dopo il braccio di ferro notturno con il ministro Lorenzin, scompare la sforbiciata alla sanità per 2,4 miliardi di euro in due anni. E il premier gonfia il petto: «Se qualcuno trova dei tagli alla sanità pago da bere a tutti i presenti». Il presidente del Consiglio si mostra sicuro ma in consiglio dei ministri non tutto sembra essere andato per il verso giusto. Alla fine, gli 80 euro nella busta paga dei lavoratori dipendenti che guadagnano fino a 26 mila euro lordi all'anno ci saranno ma per le partite Iva e gli incapienti, cioè i lavoratori che sono inseriti nella no tax area, dovranno aspettare un prossimo provvedimento. Tutto rinviato a data da destinarsi. «Tempi certi sugli incapienti non li posso dare» spiega Renzi. Ed anche il "bonus" di 80 euro è assicurato per il 2014 ma andrà rifinanziato per il 2015 con la legge di Stabilità. Questa volta le slides sulle singole misure sono state sostituite con 10 tweet. La filosofia del governo vuole essere quella di una redistribuzione delle risorse , che nascono da tagli e diventano bonus per i lavoratori. «Oggi stringiamo la cinghia a politici e Amministrazione e restituiamo a chi sta sotto i 26 mila euro» spiega Renzi, che sul bonus ha imposto la sua linea ed ha zittito i ministri che volevano spalmarlo su una platea di 15 milioni, inclusi gli incapienti, dando però meno di 80 euro. Il premier ha preferito invece la linea originaria: 80 euro al mese per chi sta sotto i 26 mila. «Non è una misura elettorale, anche perché arriva dopo le elezioni. Ma io ho preso un impegno e voglio mantenere la parola sennò mi diranno che era solo una televendita». Quel che è certo è che il premier la partita più delicata l'ha giocata sul fronte delle coperture. Basti pensare che, stando a quanto riferito da alcuni ministri, all'inizio del consiglio dei ministri non c'era un testo definitivo dei risparmi chiesti ai vari dicasteri. E questo, insieme al via vai di tecnici che cercavano di stimare i tagli imposti a ciascun ministero, spiega il ritardo nella presentazione delle misure. Poi, Renzi assicura che tra i tagli alla spesa e la lotta all'evasione arriveranno nelle casse dello Stato almeno 14 miliardi di euro mentre l'operazione sull'Irpef costerà 10 miliardi. Questo vuol dire che, almeno in teoria, il governo avrà 4 miliardi di euro di margine. I tagli alla spesa, comunque, ci saranno. E Renzi prova a spiegarli commentando i tweet. In uno si legge che ogni ministero potrà avera al massimo 5 aut blu. E Renzi va giù duro: «Vuol dire che i sottosegretari andranno a piedi o prenderanno l'autobus. Non mi sembra un dramma...». In un altro è scritto che il tetto «insormontabile» agli stipendi dei dirigenti pubblici sarà di 240 mila euro e riguarderà anche i magistrati. E su questo, dopo le critiche arrivate due giorni fa dal'Anm, Renzi attacca: « Non mi sembra un attentato all'indipendenza della magistratura. Ho grande rispetto dei giudici e mi aspetto che non critichino la formazione di leggi che non li riguardano. E penso anche che non possano criticare i tagli agli stipendi: 240 mila euro all'anno mi pare sia una cifra dignitosa...». La replica dell'Anm, non si fa attendere: «L'intervento messo in campo dal governo rischia di essere non equo perché colpisce solo alcune categorie e non tiene conto del dovere di solidarietà». Nella conferenza stampa, con al fianco il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio, e il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, il presidente del consiglio annuncia che i sacrifici li dovranno fare in molti. A cominciare dalla Rai, che potrà vendere Rai Way e dovrà «concorrere» al risanamento con 150 milioni. Quanto alla lotta all'evasione, il governo punta ad incassare 3,3 miliardi in due anni: 300 milioni nel 2024 e 3 miliardi nel 2015. Il decreto sarà impallinato in Parlamento? Renzi lo esclude, assicura che intorno al provvedimento c'è un «grande consenso» e lancia una stoccata a Grillo: «Voglio capire come farà il M5S a non votare queste misure. Alcune di queste sono state vagheggiate da tanti in campagna elettorale. Ma noi, a differenza di chi fa solo propaganda, le realizziamo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA