Maroni su Alitalia: «Tutelare Malpensa»

ROMA Mentre si limano gli ultimi dettagli della lettera di intenti di Etihad per salire almeno al 40% in Alitalia, la Lega, attraverso il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, mette paletti all'operazione. «Confermo l'interesse della Regione a rilevare quote della Sea a condizione che Malpensa non venga distrutta. Finché non si chiarisce questo, la trattativa è sospesa», ha dichiarato Maroni, sottolineando che «per favorire Etihad e salvare Alitalia sarà sacrificata Malpensa. Il governo e il ministro Lupi lo sanno. Se succede, reagiremo, ci sono tanti modi per farlo». A tutela dell'aeroporto in provincia di Varese, che rischierebbe di venire penalizzato dal progetto di sviluppo di Linate caldeggiato da Etihad, secondo Maroni «ci sarà un'alleanza dei territori» contro Roma. Secca la risposta del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia: «Se Maroni intende sfilarsi dalla Sea non c'è problema. Saremo noi come Comune di Milano e insieme alla società a difendere Linate e Malpensa, a valorizzare questi due aeroporti e soprattutto ad attendere con ansia cosa ci dirà il ministro Lupi che ancora deve presentare il progetto per gli aeroporti lombardi». Con la lettera di intenti attesa nei primissimi giorni della settimana ed alla quale seguirà il Cda di Alitalia, le trattative a distanza fra i due gruppi però proseguono, con ancora gli ultimi punti da limare, principalmente i tagli richiesti da Etihad al personale. E molto probabilmente di anche questo si parlerà domani all'incontro al ministero dei Trasporti fra il ministro Maurizio Lupi e i sindacati. Un incontro che servirà a trovare una mediazione fra le posizioni della compagnia araba, sposate appieno dal Governo, e quelle del mondo del lavoro. Etihad dovrebbe salire almeno al 40% di Alitalia e diventarne quindi il primo socio, davanti a Intesa Sanpaolo (al 20,59%), Poste Italiane (19,48%) e Unicredit (12,99%) con un esborso nell'ordine di almeno 500 milioni di euro. Ma c'è lo scoglio delle richieste che paiono essere dure da digerire, soprattutto per il mondo sindacale. La parte più ostica riguarda il taglio dei costi, con la riduzione degli stipendi e il taglio di diverse migliaia di addetti (le stime più pessimistiche arrivano a 3mila sul totale di 14mila); ma c'è anche la riduzione della flotta, la liberalizzazione dei voli su Linate (da qui le proteste della Lega) e la ristrutturazione dei debiti verso le banche, potenzialmente da convertire in capitale.