Sono 140mila metri quadri che passeranno al Demanio
PAVIA I pavesi quei capannoni non li hanno mai visitati, soltanto qualcuno ricorda di averli visti da bambino, quando fino a 50 anni fa, venivano aperti al pubblico alla festa delle Forze armate il 4 novembre. Da allora i 140mila metri quadrati dell'Arsenale erano solo qualcosa di raccontato da chi lì lavorava. Oltre 234 dipendenti, ma da 2008 l'area dell'ex stabilimento del Genio militare di Pavia è dismessa. Nessuno sa che farsene. «La vorrebbero in tanti, ma lo spazio è talmente grande che nessuno può permettersi di occuparlo per intero», dice il maggiore Federico Fiorini del Ce.Ri. Mant di Milano che ancora per qualche giorno avrà in carico l'ex Arsenale, poi passerà di mano e andrà al 3° Reparto Infrastrutture del Demanio. Dopo si vedrà se saranno il Comune insieme Provincia di Pavia a prenderlo gratuitamente come ha proposto il presidente Daniele Bosone oppure se verrà venduto a trattativa privata come ha già deciso l'Agenzia del Demanio se nessun ente pubblico si farà avanti. Sul futuro dell'area il sindaco Alessandro Cattaneo nicchia, Bosone non vorrebbe perdere un'occasione per la città, ma entrambi si scontrano con la mancanza di fondi non solo per rendere l'area utilizzabile, ma anche per mantenerla in futuro. «Datela al volontariato, alle associazioni, destinatela al sociale», dicono in coro le centinaia di aderenti al Comitato «Arsenale creativo» che si è costituito qualche giorno fa e in quell'area vorrebbero una cittadella dedicata al sociale e al tempo libero. E per portare avanti le loro proposte hanno chiesto al sindaco, al presidente della Provincia Daniele e ai candidati sindaci di rispondere con rapidità alle loro richieste invitandoli ad esprimere il loro pensiero all'assemblea che si terrà mercoledì 16 aprile alle ore 21 presso la biblioteca del collegio Valla, in viale Libertà. C'è anche chi ha già realizzato concretamente dei progetti per il riutilizzo degli spazi dell'Arsenale: l'hanno fatto alcuni studenti provenienti da tutto il mondo che alla facoltà di Ingegneria hanno pensato a un porto fluviale, a spazi per lo sport, la musica; l'hanno fatto anche 70 ragazzi del liceo Volta insieme alla professoressa Silvana Colombi che hanno pensato a un polo scolastico e culturale con spazi per la socialità con una serra, un ristorante, un teatro all'aperto sul Ticino e poi residenze per studenti e anziani.