Stasi: «Sono innocente, non ho paura»

Il secondo processo d'appello per l'omicidio di Chiara Poggi (nella foto) sarà ancora a porte chiuse. Anche la prima udienza di oggi e quelle che seguiranno (la successiva è già stata fissata il 16 aprile) si svolgeranno senza pubblico. Gli avvocati difensori di Alberto Stasi avevano chiesto il rito abbreviato, quindi a porte chiuse, fin dal procedimento di primo grado e nello stesso modo si continuerà senza bisogno di ripetere la richiesta. Il processo si celebrerà davanti alla prima sezione della Corte d'assise d'appello di Milano, composta dal presidente Barbara Bellerio, dal giudice a latere Enrico Scarlini e dai sei giudici popolari. L'accusa sarà rappresentata dal sostituto procuratore generale Laura Barbaini.La durata del processo non può essere prevista. Se la Corte accoglierà le istanze di rinnovazione delle perizie e di audizione di testimoni, che la parte civile è intenzionata a presentare, i tempi si allungheranno di almeno un paio di mesi per consentire il deposito dei risultati dei nuovi atti probatori richiesti. di Lorella Gualco wGARLASCO Sa che la sua vita e il suo futuro tornano a scorrere sul filo del rasoio, ma dice di non temere il verdetto. «Sono innocente, non ho paura, lo devo alla memoria di mio padre», ha confidato nei giorni scorsi Alberto Stasi alle persone che gli sono vicine. Domani mattina, alle 9, tornerà davanti ai giudici per la quarta volta come imputato dell'omicidio della fidanzata Chiara Poggi e si troverà di nuovo faccia a faccia con Giuseppe e Rita Poggi, i genitori della vittima, che invece non credono all'innocenza del ragazzo. E dopo due assoluzioni e il giudizio della Cassazione che ha ordinato di ripetere il processo partendo dall'appello, la sentenza per il delitto di Garlasco potrebbe dipendere da pochi centimetri in più o in meno o da una visione più nitida al microscopio. Il giudizio d'appello bis si annuncia, infatti, come una nuova battaglia di perizie. L'avvocato di parte civile, Gianluigi Tizzoni, presenterà subito ai giudici le memorie che contengono la richiesta di ripetere accertamenti e di acquisire nuovi testimoni per scoprire l'assassino di Chiara, uccisa a 26 anni, il 13 agosto 2007, nella sua casa di via Pascoli 8. L'unico imputato è ancora il trentenne Alberto, che trascorre i giorni di vigilia dell'udienza a studiare con i propri difensori, il professor Angelo Giarda e l'avvocato Giuseppe Colli, ogni documento e ogni dichiarazione che compongono i faldoni. Migliaia di pagine, una biblioteca processuale di sette anni di indagini che ancora non hanno dato un nome all'assassino. Ritorno sui passi del delitto. L'avvocato Tizzoni, legale dei parenti di Chiara, chiederà, tra le altre cose, che venga fatta direttamente in casa Poggi la prova della camminata sul luogo del delitto, destinata a dimostrare se Alberto potesse o meno scoprire il corpo senza vita di Chiara in fondo alle scale senza sporcarsi le scarpe sulle macchie di sangue. Se la Corte accoglierà la richiesta, questo potrebbe significare il ritorno di Alberto nel luogo dove la fidanzata è stata uccisa per ripetere passi e gesti di quel giorno. «Chiederemo che le prove vengano fatte in modo più completo e con metodi nuovi – afferma l'avvocato Tizzoni – che possono dare risultati più precisi su i ben otto indizi a carico di Stasi che la Cassazione ha chiesto di valutare in modo unitario». La parte civile farà istanza anche per acquisire la bici nera della famiglia Stasi e confrontarla con quella che una vicina dice di aver visto la mattina del delitto appoggiata al muro di villa Poggi. Ci sono poi le richieste di rinnovare e approfondire gli accertamenti sul capello (o materiale pilifero) trovato nel palmo della mano di Chiara e sul materiale biologico sotto le unghie della ragazza. Poi l'istanza per sentire nuovi testimoni tra coloro che hanno partecipato alle indagini e persone vicine a Chiara e Alberto. «Inutili nuovi accertamenti». I difensori di Alberto chiederanno invece ai giudici di respingere le istanze di rinnovazione delle perizie. «Tutti i punti – dicono i legali di Stasi – sono già stati oggetto di verifiche plurime e complete nel processo di primo grado. Nel caso, noi siamo pronti a controbattere con i nostri consulenti, ma non ci sono nè potranno emergere elementi nuovi». Alberto Stasi, che dopo la laurea alla Bocconi sta lavorando nello studio di un commercialista milanese, ha perso il padre Nicola, stroncato a fine dicembre da una malattia fulminea. Accanto a lui è rimasta la madre Elisabetta. Due famiglie, Poggi e Stasi, in attesa di una verdetto che li divide. Una verdetto che potrebbe arrivare in tempi brevi, se la Corte d'assise d'appello di Milano non riterrà di far ripetere le perizie. O potrà riportare il processo al punto di partenza chiedendo ancora a genetisti, medici legali, chimici ed esperti informatici di indicare il cammino verso la verità.