Le "scuse" di Pistorius
PRETORIA Oscar Pistorius è scoppiato in un pianto dirotto in aula. «Volevo solo proteggere Reeva», ha biascicato fra le lacrime, tenendosi la testa fra le mani, nella sua testimonianza al processo a suo carico, chiedendo scusa alla famiglia della sua fidanzata da lui uccisa la notte di San Valentino di un anno fa. Un'udienza - la prima da marzo - che è stata aggiornata su richiesta della difesa perché l'imputato è apparso «sfinito». Apertasi con la deposizione del medico legale che ha compiuto l'autopsia sul cadavere di Reeva Steenkamp, l'udienza ha avuto il momento drammatico e centrale nel messaggio di scuse pronunciato dall'ex atleta sudafricano: «Voglio cogliere l'occasione per fare le mie scuse al signore e alla signora Steenkamp». Poi si è giustificato per quei quattro colpi di pistola sparati attraverso la porta del bagno nel quale si trovava Reeva. Colpi che lui sostiene di aver sparato in buona fede, credendo che dietro vi fosse un ladro nascosto. «Cercavo solamente di proteggere Reeva»: parole di fronte alle quali la madre della ragazza, June Steenkamp, è rimasta impassibile. «Voglio che la gente sappia - ha aggiunto l'atleta - che lei era amata quando quella sera è andata a dormire», ha detto piangendo, ribadendo cioè che quella notte non ci fu quella violenta lite fra loro due descritta dai vicini, che hanno testimoniato di essere stati svegliati in piena notte da grida e strepiti dalla villa di Pistorius.