«La rigidità delle parti sociali è un freno»
di Andrea Di Stefano wROMA «Rigidità legislative, burocratiche corporative, imprenditoriali, sindacali, sono sempre la remora principale allo sviluppo del nostro Paese». Un po' a sorpresa il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco ha sparato bordate ad alzo zero, rifacendosi alle parole di Guido Carli, durante la celebrazione del centenario della nascita dell'economista alla Luiss. «Oggi il rischio non è l'inflazione ma il ristagno dell'economia. Le conseguenze dell'immobilismo della politica e della società italiana sono diverse da quelle che si manifestavano negli anni Settanta: mentre allora era l'inflazione, oggi è il ristagno». Visco è stato impietoso nell'analisi dell'esistente: «La nostra economia ha subito una ferita: né l'impulso della spesa pubblica, pur se orientata nelle direzioni più congrue, né l'espansione creditizia, pur se attuata con coraggio, varranno, da soli, a restituirle vigore». Secondo il governatore della Banca d'Italia, «i segni di risveglio che vediamo sono incoraggianti, ma vanno confermati nei mesi e negli anni futuri: la costanza nell'azione riformatrice è essenziale. Solo affrontando risolutamente i nodi strutturali che hanno frenato l'economia italiana già prima delle recenti crisi, e ne hanno aggravato le conseguenze, sarà possibile riprendere un sentiero di crescita robusta e duratura». Negli anni, infatti, secondo Visco, «siamo scivolati indietro, abbiamo accumulato ritardi nel cogliere le opportunità offerte dai grandi cambiamenti: la globalizzazione degli scambi e la rivoluzione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione». Dal governo un commento, molto cauto, del ministro del Lavoro Giuliano Poletti: «Lo sappiamo che l'Italia ha qualche problema di freni, e noi proviamo a toglierli: abbiamo cominciato, e vedremo se funziona». Le parole del governatore di Bankitalia hanno prodotto reazioni infuriate delle parti sociali ma anche di diversi esponenti politici. Il più duro è il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: «Ci sono alte autorità che spesso parlano a vanvera. Non si può fare di ogni erba un fascio. Ci sono sindacati e sindacati, imprese e imprese e associazioni imprenditoriali e associazioni imprenditoriali. Le massime autorità debbono stare molto attente a come parlano perché stanno diventando loro un problema, stanno gridando allo sfascio e stanno diventando loro gli untori del populismo italiano». La leader della Cgil, Susanna Camusso, ha letto invece nelle parole di Visco il tentativo di riproporre vecchie soluzioni: «Mi sembra un riproporre ricette che hanno già mostrato il loro fallimento». Sulla stessa linea il leader della Uil Luigi Angeletti: «Questo signore dovrebbe rispondere a una banale domanda: perché queste scelte di consolidamento dei bilanci hanno prodotto più danni che in Usa e Giappone dove le banche centrali hanno stampato moneta. Abbiamo troppi disoccupati, stampiamo moneta e diamo benzina al motore. Con questa politica, anche eliminando gli sprechi e facendo le riforme, non faremo strada». Per il vicepresidente di Confindustria Alessandro Laterza «per un imprenditore l'innovazione è tutto. E non è una scelta, è una necessità. Se un'impresa non innova muore», dice. «Dobbiamo però fare in modo che in questo Paese sia possibile innovare e continuare ad investire», aggiunge un altro vicepresidente, Alberto Baban. ©RIPRODUZIONE RISERVATA