Gli Usa avvertono Putin La Nato pronta a reagire

L'AJA Barack Obama sfida Vladimir Putin. Se non si ferma, il resto del mondo è pronto a reagire. E non si azzardi a minacciare i Paesi est-europei che fanno parte della Nato, perché l'Alleanza Atlantica sta già «preparando piani» per difenderli. È il messaggio che il presidente degli States lancia dall'Aja, nella conferenza stampa conclusiva del summit sulla sicurezza nucleare, il giorno dopo il G7 che ha mostrato la compattezza dei grandi e mentre anche la Ue, come sottolinea il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, «si dimostra unita» nell'essere pronta a sanzioni anche più dure se Mosca ripeterà lo schema della Crimea nelle regioni meridionali e orientali dell'Ucraina. È un discorso forte, quello di Obama. Che parla prima di partire per Bruxelles, dove oggi incontrerà i vertici Ue e il segretario generale della Nato, prima di arrivare giovedì in Italia. Definisce la Russia una «potenza regionale» e sottolinea che dopo l'invasione della Crimea «è più isolata che ai tempi dell'Urss». Andare avanti su questa strada sarebbe «una cattiva scelta», ma «il presidente della Russia è Putin, ed è lui che deve prendere le decisioni: deve solo capire che deve fare una scelta». Già lunedì gli Stati Uniti hanno assicurato gli europei di essere pronti a dare sostegno con esportazioni di gas e petrolio se l'asticella della sfida si dovesse alzare. Ieri Obama ha aggiunto che se la Russia non si fermerà arriveranno sanzioni che la colpiranno al cuore. Perché la sua economia si fonda sull'esportazione di energia e «Stati Uniti e Consiglio europeo» sono pronti a sopportare i costi di misure che «avrebbero effetti sull'economia globale, ma i cui maggiori costi ricadrebbero su interi settori dell'economia russa». Anche sul piano dell'immagine, il messaggio di Obama è pungente. Gli Stati Uniti «hanno influenza sui loro vicini», e quindi «generalmente non li invadono», ironizza. La Russia che entra con i carri armati in Crimea invece lo fa «perché è debole, non perché è forte». In ogni caso l'opzione militare non è sul tavolo. Perché la questione della Crimea «non è una minaccia per la sicurezza nazionale americana». Così Obama lascia aperta la porta alla strada della diplomazia, lasciando intendere che l'Occidente può in qualche modo capire che la Crimea abbia una storia e uno status particolari. Ma il principio che ora spaventa il mondo, è l'idea che possa bastare un referendum messo in piedi in due settimane per giustificare una annessione manu militari. Un precedente, questo sì, pericolosissimo. E che metterebbe in discussione l'intera costruzione dell'ordine mondiale del 21esimo secolo. Anche per la Cina.