Lucentis, stop a terapie dall'Azienda ospedaliera

di Anna Ghezzi wPAVIA Circa 1300 dosi di Lucentis all'anno iniettate in provincia di Pavia contro la maculopatia, una malattia agli occhi che conduce rapidamente alla cecità. Ma ieri pomeriggio l'Azienda ospedaliera ha comunicato all'ospedale di Vigevano di sospendere la somministrazione del farmaco al centro dell'inchiesta per il presunto cartello tra Novartis e Roche accusate di essersi accordate per favorire la diffusione sul mercato del farmaco più costoso, il Lucentis, appunto, rispetto al medicinale analogo ma meno oneroso, l'Avastin, usato per la cura del tumore al colon ma efficace anche per la maculopatia. A Vigevano, dunque, saranno portate a termine le terapie già cominciate (il ciclo è composto da tre iniezioni, ndr), ma non ne saranno prenotate di nuove. E un'alternativa al Lucentis, spiegano gli oculisti, al momento non c'è. «L'Avastin non viene usato in tutta l'Azienda ospedaliera – conferma il direttore sanitario Antonino Bonaffini –. In ogni caso a Vigevano i trattamenti con Lucentis sono molto limitati». Ai malati al momento non resta che il San Matteo, dove al momento non cambia nulla: «Usiamo il Lucentis seguendo le disposizioni di legge» spiega il primario di oculistica Paolo Emilio Bianchi. La maggior parte dei malati in provincia si rivolgeva già al San Matteo, dove si somministrano circa 100 dosi di Lucentis al mese, 1200 all'anno. «I pazienti sono raddoppiati in tre anni», riprende Bianchi. Al reparto di oculistica di Vigevano diretto da Fabrizio Malvezzi i trattamenti sono cominciati solo l'anno scorso: le iniezioni fatte nel 2013 sono state poco più di 100, in crescita. Il Lucentis è al centro dell'inchiesta che ha coinvolto l Novartis e Roche: il farmaco, a carico del sistema sanitario nazionale, sarebbe equivalente all'Avastin, un antitumorale. Ma costa 800 euro contro gli 81 a dose del secondo. Le case farmaceutiche Novartis e Roche secondo l'accusa si sono accordate per favorire la diffusione del farmaco più costoso rispetto al secondo medicinale meno caro: per questo sono state multate dall'Antitrust per 180 milioni di euro e amministratori e dirigenti indagati nell'inchiesta sulla presunta denigrazione dell'Avastin con le ipotesi di associazione per delinquere, corruzione, truffa ai danni dello Stato, aggiotaggio e disastro doloso. Danilo Mazzacane, referente della Società oftalmologia italiana in Lombardia e medico a Pavia, spiega: «La Soi chiede che il ministero approvi le linee guida sull'uso dell'Avastin nella cura della maculopatia che la Società ha pubblicato nel 2007. Nonostante le indicazioni del ministro, non è infatti possibile riprendere l'utilizzo di Avastin per la cura della maculopatia finchè non verrà fatta chiarezza sulla falsa pericolosità del farmaco contenuta nella delibera Aifa. Il medico che utilizza Avastin oggi lo fa sotto la sua responsabilità e l'assicurazione non copre questo rischio». Nelle strutture pubbliche inoltre il medico deve ottenere dal paziente un particolare consenso informato e l'autorizzazione del direttore sanitario e trovare una farmacia che lo prepari in maniera sterile nella dose adeguata per l'iniezione intravitreale.