Matteo e Angela, il bottone sbagliato e la maglia di Gomez

di Laura Lucchini wBERLINO Con il cappotto male abbottonato e una maglietta della fiorentina autografata "con simpatia" da Mario Gómez, il primo ministro italiano Matteo Renzi ha rotto ieri il ghiaccio con Angela Merkel nella sua prima visita ufficiale da capo del governo a Berlino. La cancelliera, visibilmente dimagrita, seria e vestita di grigio è rimasta nel suo gelo prussiano durante il ricevimento, ma nel momento giusto ha offerto l'assist decisivo: «Se Renzi dice che si atterrà al patto di stabilità, non ho ragioni di non credergli». L'atteso appuntamento è andato meglio del previsto. Chi si aspettava che Berlino si chiudesse nel rigore, a due mesi da elezioni europee che rischiano di affossare l'intera architettura dell'Unione, forse non era stato lungimirante. Il compito di Renzi non era facile. In Germania, l'instabilità politica è il sommo male, e negli ultimi tre anni, la cancelliera ha ricevuto con gli onori militari — un accorgimento riservato ai capi di governo entranti — tre primi ministri italiani in tre anni. Lo scetticismo era alto. L'ascesa al potere di Renzi è stata poco presente sulla stampa tedesca. Nelle ultime settimane la Germania aveva costantemente l'attenzione posta altrove. L'escalation del conflitto in Ucraina ha completamente offuscato la vicenda italiana, che altrimenti viene seguita con interesse oltralpe. Per quanto riguarda Renzi, a nessuno in Germania è sfuggito che la sua conquista del potere è marcata da un "peccato originale", quello di non essere passato dalle urne. In generale, verso il 39enne primo ministro prevale lo scetticismo. La stampa di sinistra si interroga se sia veramente di sinistra, quella conservatrice si chiede se l'Italia abbia davvero bisogno di un altro leader puramente carismatico. «I carismatici servono in situazioni straordinarie, ma apportano poco nella quotidianità della democrazia, fatta di burocrazia e regole», scriveva nei giorni scorsi la Frankfurter Allgemeine Zeitung, parafrasando Max Weber, e con il chiodo fisso di Silvio Berlusconi in testa. Per le televisioni, infine, Renzi è «uno spietato», ha scritto N-24, o un personaggio senza scrupoli, con sete di potere. Renzi, lo spietato, è arrivato a Berlino con una maglia della Fiorentina. "Ad Angela Merkel con simpatia Mario Gomez": recita così l'autografo del centravanti della Fiorentina, Mario Gomez, sulla sua maglia viola, con il numero 33. Dopo sei mesi di infortunio, il tedesco Gómez, è tornato a segnare questo fine settimana. Non era la prima volta che Merkel e Renzi parlavano di calcio. La scorsa estate, quando Renzi era ancora il sindaco di Firenze, e il candidato sconfitto alle primarie del Pd, la cancelliera tedesca lo invitò a Berlino. Un invito scaturito «per pura curiosità», disse allora Merkel, dove Renzi si meravigliò del calore tedesco e dell'interesse della cancelliera per il calcio. Più che senza scrupoli, è apparso impacciato, quando, scendendo dall'auto ufficiale, si è abbottonato il cappotto in modo sbagliato. Prima di tutto perché nessuno dei leader precedenti aveva ricevuto gli onori militari in cappotto, soprattutto di fronte a una donna rigorosamente in tailleur. Non sono però questi dettagli che impensieriscono i tedeschi. Nonostante lo scetticismo generale, Merkel si è sbilanciata nel corso della conferenza stampa iniziata alle 18,30 circa. Si è detta da subito «molto colpita dal cambiamento strutturale" italiano e ha lodato il "coraggio" del premier. Da parte di Renzi, il neo della visita, dal punto di vista della stampa tedesca, sono state le sue risposte evasive riguardo alla crisi in Ucraina. I giornalisti tedeschi hanno insistito nelle domande sulle posizioni dei due capi di governo sulle conseguenze del referendum in Crimea. Mentre Merkel ponderava le parole sulle sanzioni economiche contro la Russia,«che nessuno di noi può approvare a cuor leggero», Renzi si è limitato a acconsentire: «La penso come la signora Merkel». ©RIPRODUZIONE RISERVATA