"Ok" da Bruxelles ma conti a posto
di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES La Banca centrale europea boccia, la Commissione promuove a qualche condizione. Sembra quasi il gioco del poliziotto buono e di quello cattivo, e chi deve affermare la propria purezza di intenti è l'Italia di Matteo Renzi. La giornata di ieri era cominciata con una Bce che ha bocciato il governo di Enrico Letta, perché l'Italia «non ha compiuto progressi tangibili» sulle misure aggiuntive di risanamento dei conti pubblici chieste dalla Commissione europea nelle sue raccomandazioni. Con cinque parole gli uffici di Mario Draghi hanno bocciato il lavoro del governo Letta e anche di quello di Mario Monti, ma con le stesse parole hanno chiesto a Renzi di fare il suo dovere. Con il nuovo premier «è importante che vengano fatti i passi necessari», esortano da Francoforte, insistendo in particolare sulla necessità di lavorare ad un solido percorso di riduzione del debito pubblico. La Commissione, più politica, ha dato invece fiducia a Renzi, ma anche per Bruxelles i patti vanno rispettati e sono principalmente due: il rientro del debito e il pareggio strutturale tra deficit e Pil, insomma, che i conti annuali siano in pari. La Commissione ha «preso atto di una lunga serie di annunci da parte del primo ministro, e le azioni proposte in materia di riforme istituzionali e strutturali sono benvenute», ha spiegato Simon O'Connor, portavoce del commissario agli Affari economici Olli Rehn. Però, ha aggiunto, «saremo in grado di valutare questi annunci in profondità solo una volta che saranno tradotti in atti legislativi». Le novità valgono se saranno approvate dal Parlamento, spiega O'Connor. Però i contenuti vanno bene: sono benvenuti «lo snellimento del processo decisionale, la decisione di nominare un'autorità anti-corruzione, e di accelerare la liquidazione degli arretrati del debito della Pubblica amministrazione». Bene, ovviamente, anche «l'intenzione del governo di ridurre il cuneo fiscale sul lavoro principalmente attraverso i risparmi che saranno identificati dalla spending review». Ma non basta: «Nel contempo – ha ammonito O'Connor – ricordiamo la necessità per l'Italia di rispettare gli impegni assunti nell'ambito del Patto di stabilità, soprattutto in considerazione del suo elevato debito pubblico». Insomma l'Italia ha degli impegni che vanno rispettati e dai quali non si scappa con promesse o annunci: non è consentito aumentare il deficit, anche restando sotto la soglia 3% rispetto al Pil, deviando anche solo per qualche tempo dal cammino verso il pareggio di bilancio strutturale. lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA