Comune e Provincia uniti nel recupero dell'Arsenale
Gli edifici più vecchi risalgono alla seconda metà dell'Ottocento e si trovano tra la ferrovia, il Ticino e il Navigliaccio. Sul loro recupero il ministero dei Beni Culturali deve ancora definire le regole. Si tratta di grandi capannoni in mattoni rossi con ampie vetrate su due piani e capriate in legno. Collegati a questi immobili storici ci sono altri capannoni sorti tra il 1900 e il 1920. Sull'altra sponda del Navigliaccio sono stati poi aggiunti, tra il 1920 e il 1950, altri sei edifici più bassi. Nel centro dell'area, dove il Navigliaccio, è stato interrato pere un tratto negli anni Ottanta sono state posizionate le ultime costruzioni. Tutto è nascosto da un muro che si estende anche lungo un tratto dell'affaccio sul Ticino. Alcuni degli edifici più recenti hanno i tetti in onduline di amianto e sono da bonificare al più presto. di Linda Lucini wPAVIA Un'area di 140mila metri quadrati a due passi dal centro tagliata a metà dal Navigliacco e affacciata sul Ticino. Un gioiello con 20mila metri quadrati di edifici dell'Ottocento e con altri 30mila di verde in pieno Parco del Ticino. Il Demanio non la vuole più: dell'Arsenale si via Riviera non sa che farsene, ma prima di mettere in vendita lo spazio, ha scritto al Comune alla Provincia di Pavia se vogliono farsene carico. «Sono pronto a fare una riflessione», dice il presidente della Provincia Daniele Bosone e a dimostrare che fa sul serio ha già dato incarico al suo ufficio tecnico di preparare una valutazione. Ma Bosone non vuole agire da solo e subito lancia la palla al Comune: «Discutiamo insieme se domani si può pensare ad un'assegnazione. Noi delle idee le abbiamo, valutiamole insieme. Quell'area vicinissima al centro potrebbe ospitare il polo della sicurezza dando spazio a vigili del fuoco, Protezione civile alle caserme, ma potrebbe anche ospitare il tribunale che con l'accorpamento di Vigevano e Voghera è carente di spazi, Oppure ancora le scuole, quelle che non andranno nel polo di via Tibaldi. Pensiamo anche a un intervento di tipo misto, pubblico e privato». Il sindaco Alessandro Cattaneo raccoglie l'invito, ma ci va con i piedi di piombo: «Quando c'è di mezzo il Demanio e si parla di un'area così grande bisogna fare tutto a piccoli passi, ma sono convinto che bisogna provarci. Li potrebbe trovare sede la scuola Leonardo da Vinci, ma si potrebbe anche trasformare in un polo sportivo con l'affaccio sul Ticino». Cattaneo però è convinto che «non si può prescindere da un'operazione con i privati». «Sui fondi pubblici non ci conto. In Comune facciamo fatica a reperire un milione di euro per un tribunale che la legge mi dice che devo fare, per non dire della Provincia che non riesce a ottenere centomila euro per risistemare le strade. Io penso ad un progetto messo a gare con gli operatori privati dove insieme alla Provincia definiamo le priorità e decidiamo le asticelle tra pubblico e privato». Bosone prima vuole vederci chiaro: «Non sappiamo in che stato è l'area e se necessita di una costosa bonifica. Sicuramente c'è amianto». Cattaneo ricorda anche che parallelo al discorso Arsenale c'è la questione del chiostro della caserma Rossani sul quale il Comune si è già attivato con il Demanio per un progetto di sviluppo culturale. Cattaneo ricorda anche che già in occasione del 150° dell'Unità d'Italia aveva abbozzato con la Provincia un discorso di recupero dell'Arsenale: «All'epoca il presidente era Vittorio Poma e avevamo iniziato a studiar e un progetto speciale che poi non andò avanti. Potremmo ripartire da lì». «Sicuramente si va a riqualificare uno spazio che si degrada sempre più – dice Aldo Lorini, presidente dell'Ordine degli Architetti – Io penserei a una zona destinata a servizi e a spazi pubblici. Il discorso scuole ormai è superato, ma ci metterei musei o comunque servizi collettivi. Eviterei l'imbarbarimento come avvenuto in altri spazi con la costruzione di residenze che andrebbero a snaturare il complesso. Inoltre la vicinanza al fiume e al centro rende ancora più strategico restituire gli spazi ai cittadini. Io non ci vedo altro che servizi». Lorini però esclude la possibilità di trasformare l'area in un polo per la Protezione civile, le caserme e i vigili del fuoco: «Così si ritornerebbe ad uno spazio chiuso, murato alla città. Invece lì ci devono entrare i pavesi». L'architetto Massimo Giuliani, coordinatore della commissione urbanistica dell'ordine, è convinto che «la riqualificazione dell'Arsenale cambierebbe totalmente Pavia, quindi ben venga».