Ucraina, è scontro fra Putin e Obama
di Natalia Andreani wROMA È un braccio di ferro a distanza fra Mosca e Washington quello che si è consumato nelle ultime 24 ore sulla crisi in Ucraina: con una situazione sul campo che sembra cristallizzarsi mentre si alzano i toni della propaganda. Alle sette di ieri mattina il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato il rientro delle truppe impegnate nelle manovre militari iniziate a sorpresa, il 26 febbraio scorso, nelle regioni occidentali e centrali della Federazione, lungo il confine ucraino. Poi ha convocato la stampa, per la prima volta dall'inizio della crisi. E parlando dalla sua dacia alle porte di Mosca, ha affermato che la Russia «non intende annettersi la Crimea», ma difendere le popolazioni russofone che vi abitano rispettandone la volontà. Tuttavia un intervento armato in Ucraina resta «l'ultima ratio» e «non è per ora necessario», ha detto Putin. Il capo del Cremlino ha però ribadito che a Kiev si è consumato «un colpo di Stato», che senza impeachment il deposto Victor Yanukovich è ancora «il legittimo presidente del Paese» e che Mosca lo ha accolto «per ragioni umanitarie», onde evitare «che venisse assassinato». Yanukovich «non ha un futuro politico», ha dichiarato Putin (che lo ha incontrato domenica) scaricando il leader ucraino cacciato dai dimostranti filo Europa. E Mosca potrebbe riconoscere i risultati delle elezioni presidenziali che si terranno nel Paese il 25 maggio, ha aggiunto. Ma questo «dipende dalla maniera in cui si terrà» la consultazione: «se le elezioni si terranno nel clima di terrore al quale stiamo assistendo in questo momento a Kiev, allora no», ha tagliato corto. Quanto al futuro presidente «possono realizzarsi le più inaspettate opzioni», ha affermato ancora Putin dicendo di capire il sentimento del Maidan per un «cambio radicale del sistema politico» e la richiesta di nuove figure nella leadership del Paese». Ma «il pericolo», ha ha avvertito, è che nelle condizioni attuali, al potere possa salire «qualche elemento nazionalista semi-fascista o anti-semita. Vediamo ancora girare per Kiev gente con segni simili a una svastica», ha denunciato il presidente russo parlando di una piazza che è stata strumentalizzata. Le aperture di Mosca (la Russia ha anche accettato di partecipare ad un vertice straordinario con la Nato che si terrà oggi a Bruxelles) si sono però scontrate con le dure dichiarazioni rese in piazza a Kiev dal segretario di Stato Usa, John Kerry. E in serata anche con quelle di Barak Obama: «Le giustificazioni di Putin per le azioni in Ucraina non ingannano nessuno. Il mondo è convinto che la Russia stia violando il diritto internazionale», ha detto il presidente americano promettendo aiuti finanziari al governo di Kiev e sanzioni contro Mosca. Mosca che qualche ora più tardi ha annunciato di avere effettuato un test di lancio di un missile intercontinentale Topol, vettore adibito al trasporto di testate nucleari con una gittata di 10.500 chilometri. Tra Mosca e Kiev, nel frattempo, vi sarebbe stato qualche timido contatto. Ma gli occhi di tutti restano puntati sulla Crimea dove ieri è arrivato l'inviato dell'Onu Robert Serry. La Crimea il 30 marzo voterà il referendum per l'indipendenza della regione. La città di Sebastopoli, quartier generale della flotta russa sul Mar Nero, invece non ci sta. Non vuole diventare autonoma, ma russa e proprio questo potrebbe essere l'oggetto della votazione imminente. ©RIPRODUZIONE RISERVATA