Legge elettorale solo per la Camera

di Gabriele Rizzardi wROMA Ad un passo dalla rottura, arriva il sì di Berlusconi che spiana la strada all'accordo sulla legge elettorale fortemente voluto da Matteo Renzi. L'Italicum varrà solo per l'elezione della Camera. Per il Senato, si voterebbe invece con il Porcellum corretto dalla sentenza della Corte costituzionale. Questo vuol dire che fino a quando non ci sarà la riforma annunciata da Renzi per Palazzo Madama, che richiede tempi lunghi, esisterebbero due sistemi di voto distinti. Le urne, insomma, si allontanano. È questo il risultato al quale si è giunti ieri dopo molte ore di trattative sotterranee, consumate tra palazzo Grazioli e Montecitorio. La giornata comincia con le proteste di Renato Brunetta, che accusa il premier di essere pronto a rimangiarsi la parola data al Cavaliere e decreta la fine dei patti con il Pd. Ma l'annuncio di guerra si sgonfia in due ore. Berlusconi convoca i suoi fedelissimi nel quartier generale di via del Plebiscito e dopo aver bocciato l'emendamento D'Attorre che fa valere l'Italicum solo per la Camera (come se il Senato fosse già abolito), compie l'ennesima piroetta e dice che quel sistema va bene. Ma lo fa con una nota che ha un doppio significato: bacchettare Renzi e accreditare se stesso come lo statista che renderà possibili le riforme. «Prendiamo atto con grave disappunto della difficoltà del presidente del Consiglio di garantire il sostegno della sua maggioranza agli accordi pubblicamente realizzati» attacca Berlusconi, che nega la realizzazione di un «patto segreto» con Renzi e gioca il ruolo del croupier al tavolo delle riforme. «Come ulteriore atto di collaborazione, nell'interesse del Paese, a un percorso riformatore verso un limpido bipolarismo, manifestiamo la nostra disponibilità ad una soluzione ragionevole che, nel disegnare la nuova legge elettorale, ne limiti l'efficacia alla sola Camera, accettando lo spirito dell'emendamento 2.3 (presentato dal democratico D'Attorre, n.d.r.)». La legge elettorale può essere approvata entro i tempi stabiliti. La discussione in aula che avrebbe dovuto prendere il via ieri con le prime votazioni, slitta ad oggi. Il voto finale è atteso per venerdì e Renzi, che è riuscito a far ritirare tutti gli emendamenti del Pd, tranne quello sulla parità di genere e pochi altri, non nasconde il suo ottimismo. «Quello di oggi mi pare un importante passo in avanti. È importante che si arrivi a un modello in cui ci sia un vincitore certo, che è garantito dall'Italicum. Il fatto che il Senato non abbia una norma elettorale quando abbiamo deciso di superarlo mi pare secondario. I cittadini devono sapere che andremo a votare solo per la Camera» spiega il premier da Tunisi, dove si è recatio per la sua prima missione all'estero e dove dice di «non capire» le polemiche di Berlusconi. Un commento più che positivo è certamente quello di Angelino Alfano, che non voleva consegnare a Berlusconi un testo pronto per andare subito al voto e ha ottenuto il risultato: «Dobbiamo superare il Senato. Quindi legge elettorale solo per la Camera. Noi non siamo delusi da Renzi. Patti chiari, riforme certe». Il patto sulla legge elettorale tiene e il capogruppo del Pd a Montecitorio, Roberto Speranza, esclude brutte sorprese: «L'accordo regge sia con la maggioranza sia con Forza Italia e questo dà più forza al fatto che le riforme possano arrivare in porto». L'accordo sul via libera alla legge elettorale solo per la Camera viene discusso e votato nel pomeriggio durante una riunione del Pd a Montecitorio. Ma non tutti sono disposti ad applaudire. Pippo Civati è incredulo e chiama in causa il Quirinale: «Ma si è mai visto un sistema politico bicamerale con due leggi diverse per ognuna delle due Camere? Mi appello a Napolitano per sapere se va tutto bene così...». Nel testo finale dell'Italicum ci sarà il premio di maggioranza al 37% e una soglia di sbarramento al 4,5% per i partiti in coalizione mentre è destinato a saltare l'emendamento «salva-Lega». ©RIPRODUZIONE RISERVATA